Mirage: al LAC metamorfosi e visioni con il Ballet de Genève


Mirage: al LAC metamorfosi e visioni con il Ballet de Genève
MIRAGE Print use only ©Rahi Rezvani

Il Ballet du Grand Théâtre de Genève torna al LAC giovedì 29 e venerdì 30 gennaio (ore 20) con una nuova creazione visionaria, Mirage, di Damien Jalet, coreografo franco-belga noto a livello internazionale per la sua danza immaginifica e metaforica, realizzata in collaborazione con l’artista visivo giapponese Kohei Nawa. Ispirandosi ai fenomeni ottici del miraggio e della Fata Morgana – illusioni causate dalla distorsione della luce che attraversa strati d’aria a diversa temperatura – i due artisti ritraggono un’umanità alla ricerca di se stessa, che vaga in un deserto simbolico. In Mirage, Jalet e Nawa proseguono la loro esplorazione della natura mutevole della vita, fondendo coreografia e arti visive in un flusso continuo di metamorfosi. Attraverso una serie di trasformazioni imprevedibili, ispirate a diverse mitologie, alla climatologia, alla botanica e all’entomologia, così come all’hayagawari – tecnica del teatro kabuki in cui gli attori si trasformano improvvisamente durante la rappresentazione – lo spettacolo svela, strato dopo strato, i corpi dei sedici danzatori, esplorando un’infinita varietà di stati fisici ed emotivi. A tratti evocazione degli spettri di una civiltà sull’orlo di un pozzo prosciugato, a tratti attraversato dalla sensualità e dai colori vibranti della natura tropicale, Mirage si sviluppa come un sogno ad occhi aperti, mutevole e instabile, simile ai fenomeni atmosferici.

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Il Ballet du Grand Théâtre de Genève torna al LAC giovedì 29 e venerdì 30 gennaio (ore 20) con una nuova creazione visionaria, Mirage, di Damien Jalet, coreografo franco-belga noto a livello internazionale per la sua danza immaginifica e metaforica, realizzata in collaborazione con l’artista visivo giapponese Kohei Nawa. Ispirandosi ai fenomeni ottici del miraggio e della Fata Morgana – illusioni causate dalla distorsione della luce che attraversa strati d’aria a diversa temperatura – i due artisti ritraggono un’umanità alla ricerca di se stessa, che vaga in un deserto simbolico. In Mirage, Jalet e Nawa proseguono la loro esplorazione della natura mutevole della vita, fondendo coreografia e arti visive in un flusso continuo di metamorfosi. Attraverso una serie di trasformazioni imprevedibili, ispirate a diverse mitologie, alla climatologia, alla botanica e all’entomologia, così come all’hayagawari – tecnica del teatro kabuki in cui gli attori si trasformano improvvisamente durante la rappresentazione – lo spettacolo svela, strato dopo strato, i corpi dei sedici danzatori, esplorando un’infinita varietà di stati fisici ed emotivi. A tratti evocazione degli spettri di una civiltà sull’orlo di un pozzo prosciugato, a tratti attraversato dalla sensualità e dai colori vibranti della natura tropicale, Mirage si sviluppa come un sogno ad occhi aperti, mutevole e instabile, simile ai fenomeni atmosferici.

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