Aterballetto, due nuove creazioni in prima assoluta: Ceneri di Marcos Morau e Doppiogioco di Philippe Kratz
Due nuove produzioni, due universi coreografici distinti, un’unica grande domanda sul rapporto tra danza e contemporaneità. Sono Ceneri di Marcos Morau e Doppiogioco di Philippe Kratz, le due creazioni del Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto che debuttano in prima assoluta sabato 7 novembre alle ore 20.30, con replica domenica 8 novembre alle ore 17, nell’ambito di Festival Aperto. Il dittico è realizzato in coproduzione con la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia. Al centro del progetto una riflessione che attraversa il nostro tempo: come può la danza contemporanea continuare a essere una forma d’arte viva, capace di abitare e raccontare il presente, proprio mentre questo diventa sempre più difficile da comprendere e afferrare? Due visioni e due linguaggi differenti si incontrano così nel desiderio comune di interrogare la complessità del mondo contemporaneo. Il primo appuntamento è con Marcos Morau, pluripremiato coreografo catalano, che torna a creare per CCN/Aterballetto dopo il successo di Notte Morricone. Con Ceneri Morau costruisce un nuovo universo di immagini, corpi, luci, musica e costumi, intrecciando suggestioni del passato e inquietudini del presente. L’ispirazione nasce da Le ceneri di Gramsci di Pier Paolo Pasolini, i cui versi diventano un richiamo poetico e una traccia di riflessione. Al centro della creazione anche la composizione in forma di oratorio per coro di Giovanna Marini, commissionata da AngelicA|Centro di Ricerca Musicale di Bologna in occasione del trentennale della morte del poeta. Come spiega lo stesso Morau, «la danza, la parola, la musica e la forza del coro trasformano il palcoscenico in uno spazio di confronto politico ed emotivo. Come in Pasolini, le ceneri non sono soltanto il residuo di qualcosa che è scomparso. Sono la traccia persistente di una domanda che continua ad accompagnarci». La riflessione del coreografo si spinge fino alle contraddizioni della società contemporanea: «L’immagine più contemporanea dell’opera non è soltanto quella di una comunità che si immunizza contro l’altro, ma quella di una generazione che cerca disperatamente di appartenere a qualcosa mentre teme di perdere ciò che la rende unica. In questa tensione convergono Gramsci, Pasolini e il nostro presente».

Doppiogioco di Philippe Kratz ph. Nicola Stasi
Accanto alla visione di Morau, il dittico presenta Doppiogioco, nuova creazione di Philippe Kratz, già danzatore di Aterballetto e oggi coreografo freelance, sempre più richiesto da importanti istituzioni europee, tra cui il Teatro alla Scala, il Wiener Staatsballett e Tanz Mainz. Kratz, classe 1985 tedesco ma formatosi tra Germania e Canada, torna a creare a Reggio Emilia dopo lavori come il passo a due “O” e Alpha Grace, scegliendo questa volta di confrontarsi con l’immaginario e le dinamiche del basket. In Doppiogioco otto danzatori non mettono in scena una partita, ma ne traducono sul palcoscenico le regole, le tensioni e i meccanismi relazionali. Attraverso il movimento, accompagnato dal sound design di Luca Maria Baldini, lo sport diventa una metafora della complessità dei rapporti umani, in cui competizione, collaborazione, conflitto e alleanza si intrecciano continuamente. Per questa creazione Kratz torna a collaborare con Fabio Cherstich, che ne descrive la drammaturgia come un continuo alternarsi di scontro e condivisione, separazione e incontro. «Le regole esistono solo per essere infrante, il ring è una gabbia solo per chi non osa attraversarlo. Ci si spinge, ci si solleva, ci si ostacola come in ogni giorno delle nostre vite, dove l’amore e la competizione convivono nello stesso gesto. Ma a un certo punto, senza preavviso, i corpi si sincronizzano. Le due squadre si sciolgono, si ricompongono in un’unica creatura respirante». È in questo momento che il conflitto si trasforma in ascolto e la competizione lascia spazio a un equilibrio fragile e inatteso. «Non c’è più vittoria da cercare, solo un equilibrio improvviso, prezioso come una tregua. Poi il caos ritorna, perché è nella nostra natura… I palloni cadono uno dopo l’altro, bombe lente che raccontano ciò che è stato perso e ciò che potrebbe ancora accadere». Con Ceneri e Doppiogioco, Aterballetto propone dunque un dittico che attraversa linguaggi e immaginari diversi, ma che trova un terreno comune nella capacità della danza di raccontare le contraddizioni dell’esistenza. Dalla memoria storica e politica evocata da Morau alle dinamiche di relazione esplorate da Kratz, il palcoscenico diventa uno spazio in cui il presente si riflette, si interroga e prende forma attraverso i corpi.