Alla Scala l’attesa è alle stelle per il debutto italiano di “Alice’s Adventures in Wonderland” di Christopher Wheeldon
Grande attesa per il debutto in prima nazionale di Alice’s Adventures in Wonderland del coreografo britannico Christopher Wheeldon, in scena al Teatro alla Scala dal 21 al 30 maggio. Le sette recite sono già tutte sold out. Il balletto, grande successo internazionale fin dal debutto del 2011, arriva per la prima volta sul palcoscenico del Piermarini. Wheeldon era già stato ospite a Milano nel 2005 al Teatro degli Arcimboldi con Polyphonia. Si tratta di un moderno balletto narrativo ispirato alla celebre storia di Lewis Carroll, docente di matematica a Oxford e amico della famiglia del decano del Christ Church College, Henry Liddell. «Wheeldon è per me un genio del racconto e della coreografia – ha spiegato il direttore del Corpo di Ballo della Scala Frédéric Olivieri . È uno spettacolo che segna per tutti una prima volta: per gli artisti, per i tecnici e per il pubblico. Spero che questo lavoro rappresenti solo l’inizio di una lunga collaborazione con questo straordinario coreografo». Alice’s Adventures in Wonderland è un balletto in tre atti su musica di Joby Talbot, figura di punta della musica contemporanea britannica e collaboratore abituale del mondo della danza. Lo spettacolo porta in scena una girandola di avventure e personaggi straordinari interpretati da tre cast: Alice, Lewis Carroll e il Bianconiglio, la Regina di Cuori, il Bruco, il Cappellaio Matto che si esibisce anche nel tip tap, Jack e il Fante di Cuori, il Prete, la Lepre Marzolina, i giardinieri, le sorelle di Alice e tutti gli abitanti del Paese delle Meraviglie. «È un balletto accessibile a tutti – ha raccontato Wheeldon, che da bambino ascoltava la celebre storia registrata su nastro prima di addormentarsi perché aveva paura del buio – e permette di riscoprire la parte bambina che c’è dentro ognuno di noi attraverso ruoli molto sfidanti». Nessun ballerino può restare nella propria comfort zone: il lavoro richiede infatti di affrontare stili diversi, dall’accademico al contemporaneo, dal tip tap al musical. È stato coinvolto anche un consulente di magia per realizzare gli effetti teatrali, mantenuti però rigorosamente segreti, mentre i costumi sono quelli originali del Royal Ballet. Entusiasta anche il direttore d’orchestra Koen Kessels, alla sua sesta collaborazione con la Scala: «La musica di Talbot è melodica e nostalgica, capace di evocare il mondo dell’infanzia. L’orchestra la esegue con grande gioia». Per Agnese Di Clemente, che interpreta alla prima Alice, «è un viaggio meraviglioso e faticoso, che fa emergere il lato ingenuo e coraggioso di ogni bambino». Il balletto di Wheeldon, aggiunge Nicoletta Manni, «è un grande lavoro di squadra», mentre il suo ruolo della Regina di Cuori è «molto intrigante». Claudio Coviello affronta invece due personaggi molto diversi: «Ironici, ma senza diventare caricaturali. Carroll è molto pacato, mentre il Bianconiglio è frenetico, impaziente, terrorizzato dal tempo che scorre». Navrin Turnbull interpreta invece Jack, simbolo dell’amore adolescenziale: «Jack è innamorato di Alice, interpretata da Agnese Di Clemente, con la quale sento una grande sintonia nel dare vita a sentimenti puri e genuini». In scena anche gli allievi della Scuola di Ballo Accademia Teatro alla Scala. Le scenografie e i costumi spettacolari sono firmati da Bob Crowley, con il supporto di uno staff tecnico del Covent Garden. Le luci sono di Natasha Katz, riprese da Simon Bennison, mentre le proiezioni portano la firma di Jon Driscoll e Gemma Carrington.Tra i supervisori alla coreografia anche Jason Fowler, storica Alice di questo straordinario balletto dai colori sorprendenti, ricco di avventure e colpi di scena. Uno spettacolo che non manca di citazioni dal grande repertorio classico — come il celebre Adagio della Rosa da La Bella Addormentata — ma che attinge anche ai ricordi d’infanzia dello stesso coreografo. Persino il piccolo teatrino ottocentesco custodito su un mobile di famiglia rivive magicamente in quello che ormai viene considerato un vero “classico dei nostri tempi”.