Corpi, suoni e natura: la luce ritrovata di Sounding Light a Torinodanza


Corpi, suoni e natura: la luce ritrovata di Sounding Light a Torinodanza
Sounding Light ph_LEE Chia-yeh

La visione di Sounding Light, in prima nazionale ieri sera a Torinodanza Festival, è un’esperienza sensoriale ed emotiva davvero affascinante. I dodici bravissimi danzatori della celebre compagnia taiwanese Cloud Gate Dance Theatre, immersi in una scena interamente bianca, vestono pantaloni e body color ocra le donne, mentre gli uomini danzano a torso nudo. Attraverso movimenti sinuosi, fluidi e ondulati, conducono il pubblico in un universo fatto dei suoni puri e semplici della natura. Creato nel 2020 dal nuovo direttore artistico della compagnia, Cheng Tsung-lung, durante la pandemia, Sounding Light che ha inaugurato questa edizione del Festival, ci riporta a quel tempo sospeso e solitario della quarantena, quando i suoni degli uccelli, degli insetti e delle gocce d’acqua sul terreno rompevano un silenzio quasi assordante ed irreale. È un lavoro che trasmette progressivamente un senso di pace ritrovata, affidandosi alla forza dei movimenti collettivi e alternandoli a delicati assoli e passi a due, nel solco della tradizione orientale. Il silenzio avvolge la scena e viene interrotto soltanto dai suoni limpidi degli uccelli, del vento e dell’acqua, insieme ai rumori prodotti dagli stessi interpreti: lo schioccare delle dita, i palmi delle mani che battono sulle cosce e sul petto, i vocalizzi assemblati con grande maestria dal compositore Chang Shiuan. Tutto scorre con naturalezza: i corpi ondeggiano, le gambe si lanciano in aria con i piedi a martello, richiamando le tecniche marziali; le schiene sono dipinte da schizzi di colore, mentre gli occhi a mandorla, curiosi e vigili, scrutano lo spazio. A un certo punto il gruppo si volta di schiena e cammina lentamente verso il fondo della scena. Le ginocchia ripiegate verso l’interno si sfiorano, mentre i gomiti si sollevano come ali di uccelli, dando vita a un movimento collettivo di grande suggestione e potenza visiva. Solo dopo circa venticinque minuti irrompe il suono di una chitarra. Le musiche di Lim Giong entrano in scena con estrema discrezione, senza mai sovrastare i rumori della natura, ma amalgamandosi con essi fino a diventare parte di un unico paesaggio sonoro. Sounding Light ci regala una dimensione di armonia: con noi stessi, con gli altri e con la natura. È una visione che mi ha riportato alla mente il magnifico concetto di «antropocentrismo situato» formulato da Papa Francesco nella Laudate Deum (n. 67) e ripreso da Papa Leone XIV nella recente enciclica Magnifica Humanitas (n. 237): una concezione dell’essere umano come creatura inserita «in una trama di relazioni con gli altri viventi e con l’intero creato». È forse proprio questa la forza più profonda dello spettacolo: ricordarci, attraverso la bellezza dei corpi in relazione e la purezza dei suoni, che non siamo separati dalla natura, ma parte di essa. E così, alla fine, un occhio di speranza e di luce accogliente sembra avvolgere l’intera platea. Sounding Light replica questa sera alle 20.45 alle Fonderie Limone.

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Sounding Light ph_LEE Chia-yeh

La visione di Sounding Light, in prima nazionale ieri sera a Torinodanza Festival, è un’esperienza sensoriale ed emotiva davvero affascinante. I dodici bravissimi danzatori della celebre compagnia taiwanese Cloud Gate Dance Theatre, immersi in una scena interamente bianca, vestono pantaloni e body color ocra le donne, mentre gli uomini danzano a torso nudo. Attraverso movimenti sinuosi, fluidi e ondulati, conducono il pubblico in un universo fatto dei suoni puri e semplici della natura. Creato nel 2020 dal nuovo direttore artistico della compagnia, Cheng Tsung-lung, durante la pandemia, Sounding Light che ha inaugurato questa edizione del Festival, ci riporta a quel tempo sospeso e solitario della quarantena, quando i suoni degli uccelli, degli insetti e delle gocce d’acqua sul terreno rompevano un silenzio quasi assordante ed irreale. È un lavoro che trasmette progressivamente un senso di pace ritrovata, affidandosi alla forza dei movimenti collettivi e alternandoli a delicati assoli e passi a due, nel solco della tradizione orientale. Il silenzio avvolge la scena e viene interrotto soltanto dai suoni limpidi degli uccelli, del vento e dell’acqua, insieme ai rumori prodotti dagli stessi interpreti: lo schioccare delle dita, i palmi delle mani che battono sulle cosce e sul petto, i vocalizzi assemblati con grande maestria dal compositore Chang Shiuan. Tutto scorre con naturalezza: i corpi ondeggiano, le gambe si lanciano in aria con i piedi a martello, richiamando le tecniche marziali; le schiene sono dipinte da schizzi di colore, mentre gli occhi a mandorla, curiosi e vigili, scrutano lo spazio. A un certo punto il gruppo si volta di schiena e cammina lentamente verso il fondo della scena. Le ginocchia ripiegate verso l’interno si sfiorano, mentre i gomiti si sollevano come ali di uccelli, dando vita a un movimento collettivo di grande suggestione e potenza visiva. Solo dopo circa venticinque minuti irrompe il suono di una chitarra. Le musiche di Lim Giong entrano in scena con estrema discrezione, senza mai sovrastare i rumori della natura, ma amalgamandosi con essi fino a diventare parte di un unico paesaggio sonoro. Sounding Light ci regala una dimensione di armonia: con noi stessi, con gli altri e con la natura. È una visione che mi ha riportato alla mente il magnifico concetto di «antropocentrismo situato» formulato da Papa Francesco nella Laudate Deum (n. 67) e ripreso da Papa Leone XIV nella recente enciclica Magnifica Humanitas (n. 237): una concezione dell’essere umano come creatura inserita «in una trama di relazioni con gli altri viventi e con l’intero creato». È forse proprio questa la forza più profonda dello spettacolo: ricordarci, attraverso la bellezza dei corpi in relazione e la purezza dei suoni, che non siamo separati dalla natura, ma parte di essa. E così, alla fine, un occhio di speranza e di luce accogliente sembra avvolgere l’intera platea. Sounding Light replica questa sera alle 20.45 alle Fonderie Limone.

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