Dal rigore alla libertà: il Ballet de Lorraine accende MilanOltre


Dal rigore alla libertà: il Ballet de Lorraine accende MilanOltre
TURNING BURNING - Jan Martens (c) Cesar Vayssié

Dopo la conferenza danzata a cura di Maria Luisa Buzzi, direttrice di Danza&Danza, che ha  ripercorso i ”pionieristici” quarant’anni di MilanOltre, ieri il Festival è entrato nel vivo della programmazione con il Ballet de Lorraine, diretto dalla francese Maud Le Pladec, compagnia associata per il triennio 2025-27. Quattro i pezzi in programma, due Works e Synchronicité, firmati dalla direttrice Maud Le Pladec, il primo in apertura e l’altro a fine serata; Turning Burning, opera prima per un balletto di Jan Martens, e The Fugue, pezzo manifesto dello stile di Twyla Tharp, creato nel 1970. Works vede in scena dieci interpreti, cinque donne e altrettanti uomini, in tute aderenti dorate (le donne indossano anche calzamaglie nere trasparenti), che danzano un classicismo rinnovato sulla riscrittura di Michael Gordon, che interpreta la Settima Sinfonia di Beethoven. Prende vita una coreografia in crescendo, che lascia progressivamente i movimenti accademici e rigorosi per spingersi, con libertà e grande energia, verso virtuosismi contemporanei sulla musica elettronica di Gordon. Il pezzo, nato nel 2016, è stato ricreato nel 2025 per i danzatori del Ballet de Lorraine. Di grande effetto la seconda coreografia, Turning Burning di Martens, con diciassette danzatori e danzatrici in jeans, magliette e calzini bianchi, che ruotano senza sosta sulla musica quasi ipnotica di NAH, progetto musicale del percussionista e produttore americano Patrick Morales. Una danza minimalista e postmoderna che ci riporta alla mente Lucinda Childs e Anne Teresa De Keersmaeker. Colpisce il movimento vigile, attento, consapevole dell’ensemble nel tenere fisso lo sguardo durante questo ruotare continuo in cerchio, in diagonale, in fila, dove i singoli si amalgamano in un flusso universale e inarrestabile. Mentre i danzatori sono in fila, compare la scritta, formata dalle lettere sulle magliette: “The world is burning” e “but I am still turning”, che sottolinea il messaggio politico e metaforico di quel girare nello spazio, non a vuoto. Non smettiamo di danzare mentre il mondo brucia. Il terzo pezzo, The Fugue (1970), è un vero gioiello della produzione della coreografa americana Twyla Tharp, Leone d’oro alla carriera della Biennale Danza di Venezia nel 2025. Un capolavoro interamente senza musica, per tre danzatori, uomini o donne, ispirato a L’Offerta musicale di Johann Sebastian Bach, dove ciascuno dei danzatori rappresenta un registro musicale. Un lavoro raffinatissimo, costruito su un tema di venti battute tradotte in movimenti rapidissimi, cambi di direzione, slanci di braccia e gambe. In pantaloni grigi e camicie, i tre interpreti producono la musica con i loro passi: il battere repentino delle scarpe e della gamba che, allungandosi di traverso, sbatte il piede come uno zoccolo di cavallo sulla pedana amplificata, crea una danza astratta fatta di contrappunti fisici.La geniale Tharp, tra le capofila della postmodern dance americana, ha trasferito la grammatica musicale di Bach nel movimento dei corpi, regalando al pubblico una nuova epifania. La serata si è conclusa con Synchronocité, creazione nata per la Cerimonia d’Apertura delle Olimpiadi di Parigi nel 2024, riadattata per il palcoscenico con i ballerini del Ballet de Lorraine sulla musica trascinante di Victor Le Masne. Una danza esplosiva, trascinante, emozionale, piena di gioia, che meglio non poteva festeggiare il quarantennale di questo Festival, dove il jazz si mescola al modern, ma soprattutto trasmette al pubblico un desiderio irrefrenabile di ballare. Un buon augurio per un Festival destinato a guardare Oltre, ma sempre con tanta gratitudine verso i protagonisti che ne hanno tracciato le orme. Replica stasera (ore 20.30- Teatro Elfo Puccini)

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TURNING BURNING - Jan Martens (c) Cesar Vayssié

Dopo la conferenza danzata a cura di Maria Luisa Buzzi, direttrice di Danza&Danza, che ha  ripercorso i ”pionieristici” quarant’anni di MilanOltre, ieri il Festival è entrato nel vivo della programmazione con il Ballet de Lorraine, diretto dalla francese Maud Le Pladec, compagnia associata per il triennio 2025-27. Quattro i pezzi in programma, due Works e Synchronicité, firmati dalla direttrice Maud Le Pladec, il primo in apertura e l’altro a fine serata; Turning Burning, opera prima per un balletto di Jan Martens, e The Fugue, pezzo manifesto dello stile di Twyla Tharp, creato nel 1970. Works vede in scena dieci interpreti, cinque donne e altrettanti uomini, in tute aderenti dorate (le donne indossano anche calzamaglie nere trasparenti), che danzano un classicismo rinnovato sulla riscrittura di Michael Gordon, che interpreta la Settima Sinfonia di Beethoven. Prende vita una coreografia in crescendo, che lascia progressivamente i movimenti accademici e rigorosi per spingersi, con libertà e grande energia, verso virtuosismi contemporanei sulla musica elettronica di Gordon. Il pezzo, nato nel 2016, è stato ricreato nel 2025 per i danzatori del Ballet de Lorraine. Di grande effetto la seconda coreografia, Turning Burning di Martens, con diciassette danzatori e danzatrici in jeans, magliette e calzini bianchi, che ruotano senza sosta sulla musica quasi ipnotica di NAH, progetto musicale del percussionista e produttore americano Patrick Morales. Una danza minimalista e postmoderna che ci riporta alla mente Lucinda Childs e Anne Teresa De Keersmaeker. Colpisce il movimento vigile, attento, consapevole dell’ensemble nel tenere fisso lo sguardo durante questo ruotare continuo in cerchio, in diagonale, in fila, dove i singoli si amalgamano in un flusso universale e inarrestabile. Mentre i danzatori sono in fila, compare la scritta, formata dalle lettere sulle magliette: “The world is burning” e “but I am still turning”, che sottolinea il messaggio politico e metaforico di quel girare nello spazio, non a vuoto. Non smettiamo di danzare mentre il mondo brucia. Il terzo pezzo, The Fugue (1970), è un vero gioiello della produzione della coreografa americana Twyla Tharp, Leone d’oro alla carriera della Biennale Danza di Venezia nel 2025. Un capolavoro interamente senza musica, per tre danzatori, uomini o donne, ispirato a L’Offerta musicale di Johann Sebastian Bach, dove ciascuno dei danzatori rappresenta un registro musicale. Un lavoro raffinatissimo, costruito su un tema di venti battute tradotte in movimenti rapidissimi, cambi di direzione, slanci di braccia e gambe. In pantaloni grigi e camicie, i tre interpreti producono la musica con i loro passi: il battere repentino delle scarpe e della gamba che, allungandosi di traverso, sbatte il piede come uno zoccolo di cavallo sulla pedana amplificata, crea una danza astratta fatta di contrappunti fisici.La geniale Tharp, tra le capofila della postmodern dance americana, ha trasferito la grammatica musicale di Bach nel movimento dei corpi, regalando al pubblico una nuova epifania. La serata si è conclusa con Synchronocité, creazione nata per la Cerimonia d’Apertura delle Olimpiadi di Parigi nel 2024, riadattata per il palcoscenico con i ballerini del Ballet de Lorraine sulla musica trascinante di Victor Le Masne. Una danza esplosiva, trascinante, emozionale, piena di gioia, che meglio non poteva festeggiare il quarantennale di questo Festival, dove il jazz si mescola al modern, ma soprattutto trasmette al pubblico un desiderio irrefrenabile di ballare. Un buon augurio per un Festival destinato a guardare Oltre, ma sempre con tanta gratitudine verso i protagonisti che ne hanno tracciato le orme. Replica stasera (ore 20.30- Teatro Elfo Puccini)

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