Debutto italiano di “Woolf Works” alla Scala: un flusso inarrestabile di emozioni


Debutto italiano di “Woolf Works” alla Scala: un flusso inarrestabile di emozioni
"Woolf Works"-"Becomings" Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko Foto Brescia e Amisano Teatro alla Scala

C’era commozione, ieri sera, al debutto italiano, al Teatro alla Scala, di Woolf Works, capolavoro in tre atti del coreografo Wayne McGregor. Linguaggio visivo, letterario, coreutico e musicale s’intrecciano fin dall’inizio: le frasi scritte dalla celebre scrittrice in un video e la sua voce che arriva da un originale estratto radiofonico del 1937 per un programma della BBC colpiscono, dirette, il cuore degli spettatori. Inizia così questo intenso viaggio nel mondo visionario, fragile, allegro, drammatico di una donna nata per scrivere ma anche per danzare tra le onde della vita, sulla musica dal vivo ed elettronica, avvolgente e epica, del compositore Max Richter diretta con grande intensità dal maestro belga Koen Kessels (ha sostituito il maestro Oleg Caetani indisposto per motivi di salute).
Nel primo atto I now, I then, il più narrativo, Alessandra Ferri è Virginia e nello stesso tempo Mrs Dalloway, si muove con una lievità soprannaturale, cammina tra grandi cornici di legno, danza delicata con Federico Bonelli (Principal dancer del Royal Ballet) che l’accoglie tra le braccia come una bambina rannicchiata, sulle spalle come una farfalla, a testa in giù pronta a scivolare negli abissi della vita. Affiorano i ricordi della giovinezza con Clarissa giovane, interpretata con grande delicatezza da Caterina Bianchi, l’amica Sally, una giocosa Agnese Di Clemente, l’amico Septimus, martire di guerra morto suicida, interpretato magistralmente da Timofej Andrijashenko, drammatico e toccante nel bellissimo passo a due con il compagno d’armi Evans, Claudio Coviello. Elegante nei movimenti Martina Arduino nel ruolo della moglie di Septimus, Rezia. Tutti personaggi che s’incontrano nei sentieri della vita, tra passato, presente e futuro, in una danza raffinata e poetica che fa vibrare le emozioni umane in uno spazio suggestivo, animato dalle luci calde di Lucy Carter, punteggiato da funesti richiami di morte come il rintocco insistente delle campane; tutto è avvolto in un senso di sospensione, un divenire al quale non c’è rimedio. Si respira una sorta di fatalismo avvolgente ma anche insidioso, al quale la coscienza non sa più obbiettare la propria attrazione e attaccamento alla vita. Nel terzo atto, Tuesday, ispirato a Le onde, sembra di scivolare tutti nel fiume che ha accolto la sua vita quando decise di suicidarsi, con  una voce femminile che legge l’ultima lettera della Woolf all’amato marito. Un richiamo quasi orfico, ineluttabile, un canto delle sirene con le onde del mare sullo sfondo, la Ferri in abito di tulle nero sembra entrare e uscire con il suo corpo da quel flusso inarrestabile, mentre ricordi felici dell’infanzia, con la brava Virna Toppi che danza anche lei con lievità, Bonelli e gli allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia della Scala, affiorano con un crescendo musicale di rara bellezza insieme al canto della sirena del soprano Enkeleda Kamani.
Nel secondo atto, Becomings (da Orlando) i ballerini scaligeri in tute attillate e accessori dorati (corpetti, gorgiere che evocano uno stile rinascimentale ma non solo), hanno affrontato abilmente lo stile contemporaneo di McGregor con contorsioni, prese, cadute, improvvisi cambiamenti in un’atmosfera nebulosa trafitta da colorati raggi laser in 3D che colpiscono anche gli spettatori in un mix di corpi maschili e femminili indefiniti, avvolti in un turbine di follia. Splendida la coppia Nicoletta Manni e Andrijashenko. Uno spettacolo di rara bellezza con la profonda drammaturgia di Uzma Hameed, lo studio raffinatissimo visivo di Ravi Deepres, il sound design di Chris Ekers, i costumi di Moritz Junge, le scene curate dagli studi di architettura Ciguë e We not I, il make-up design di Kabuki, un lavoro di squadra eccellente dove i diversi linguaggi interagiscono con perfetta armonia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Debutto italiano di “Woolf Works” alla Scala: un flusso inarrestabile di emozioni


Debutto italiano di “Woolf Works” alla Scala: un flusso inarrestabile di emozioni
"Woolf Works"-"Becomings" Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko Foto Brescia e Amisano Teatro alla Scala

C’era commozione, ieri sera, al debutto italiano, al Teatro alla Scala, di Woolf Works, capolavoro in tre atti del coreografo Wayne McGregor. Linguaggio visivo, letterario, coreutico e musicale s’intrecciano fin dall’inizio: le frasi scritte dalla celebre scrittrice in un video e la sua voce che arriva da un originale estratto radiofonico del 1937 per un programma della BBC colpiscono, dirette, il cuore degli spettatori. Inizia così questo intenso viaggio nel mondo visionario, fragile, allegro, drammatico di una donna nata per scrivere ma anche per danzare tra le onde della vita, sulla musica dal vivo ed elettronica, avvolgente e epica, del compositore Max Richter diretta con grande intensità dal maestro belga Koen Kessels (ha sostituito il maestro Oleg Caetani indisposto per motivi di salute).
Nel primo atto I now, I then, il più narrativo, Alessandra Ferri è Virginia e nello stesso tempo Mrs Dalloway, si muove con una lievità soprannaturale, cammina tra grandi cornici di legno, danza delicata con Federico Bonelli (Principal dancer del Royal Ballet) che l’accoglie tra le braccia come una bambina rannicchiata, sulle spalle come una farfalla, a testa in giù pronta a scivolare negli abissi della vita. Affiorano i ricordi della giovinezza con Clarissa giovane, interpretata con grande delicatezza da Caterina Bianchi, l’amica Sally, una giocosa Agnese Di Clemente, l’amico Septimus, martire di guerra morto suicida, interpretato magistralmente da Timofej Andrijashenko, drammatico e toccante nel bellissimo passo a due con il compagno d’armi Evans, Claudio Coviello. Elegante nei movimenti Martina Arduino nel ruolo della moglie di Septimus, Rezia. Tutti personaggi che s’incontrano nei sentieri della vita, tra passato, presente e futuro, in una danza raffinata e poetica che fa vibrare le emozioni umane in uno spazio suggestivo, animato dalle luci calde di Lucy Carter, punteggiato da funesti richiami di morte come il rintocco insistente delle campane; tutto è avvolto in un senso di sospensione, un divenire al quale non c’è rimedio. Si respira una sorta di fatalismo avvolgente ma anche insidioso, al quale la coscienza non sa più obbiettare la propria attrazione e attaccamento alla vita. Nel terzo atto, Tuesday, ispirato a Le onde, sembra di scivolare tutti nel fiume che ha accolto la sua vita quando decise di suicidarsi, con  una voce femminile che legge l’ultima lettera della Woolf all’amato marito. Un richiamo quasi orfico, ineluttabile, un canto delle sirene con le onde del mare sullo sfondo, la Ferri in abito di tulle nero sembra entrare e uscire con il suo corpo da quel flusso inarrestabile, mentre ricordi felici dell’infanzia, con la brava Virna Toppi che danza anche lei con lievità, Bonelli e gli allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia della Scala, affiorano con un crescendo musicale di rara bellezza insieme al canto della sirena del soprano Enkeleda Kamani.
Nel secondo atto, Becomings (da Orlando) i ballerini scaligeri in tute attillate e accessori dorati (corpetti, gorgiere che evocano uno stile rinascimentale ma non solo), hanno affrontato abilmente lo stile contemporaneo di McGregor con contorsioni, prese, cadute, improvvisi cambiamenti in un’atmosfera nebulosa trafitta da colorati raggi laser in 3D che colpiscono anche gli spettatori in un mix di corpi maschili e femminili indefiniti, avvolti in un turbine di follia. Splendida la coppia Nicoletta Manni e Andrijashenko. Uno spettacolo di rara bellezza con la profonda drammaturgia di Uzma Hameed, lo studio raffinatissimo visivo di Ravi Deepres, il sound design di Chris Ekers, i costumi di Moritz Junge, le scene curate dagli studi di architettura Ciguë e We not I, il make-up design di Kabuki, un lavoro di squadra eccellente dove i diversi linguaggi interagiscono con perfetta armonia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *