Due vulcani, un solo respiro: la fratellanza del movimento
E’ uno spettacolo suggestivo, sofisticato e colmo di vitalità, il nuovo lavoro del coreografo di Catania, Roberto Zappalà, che attinge visioni e suoni dall’eruzione non solo geofisica ma culturale, dei più famosi vulcani del mondo : l’Etna e il Fuji. I due “fratelli” evocati dal titolo: Brother to Brother: dall’Etna al Fuji , rappresentano un viaggio tra due mondi, quello orientale e quello occidentale, dove silenzi, pose e calma interiore, si contrappongono all’irruenza dei tamburi, il battito del cuore dei vulcani, energia vitale e al tempo stesso distruttiva. Lo spettacolo, 8° tappa del progetto re-mapping Sicily, ha debuttato con successo, dopo le due anteprime (a Civitanova e a Gorizia Dance Festival), in prima assoluta, il 31 ottobre a Modena, al Teatro Comunale Pavarotti-Freni. Nella notte dei Santi e di Halloween, i nove bravissimi danzatori della Compagnia Zappalà Danza tra cui il nuovo e carismatico ballerino francese Loïc Ayme , hanno conquistato il pubblico, accompagnati dalle musiche elettroniche del compositore e violinista Giovanni Seminerio e dai tamburi spettacolari , i taiko, dei tre fratelli Yahiro di Munedaiko. La scena si apre con un grande tamburo il taiko, immerso in luci rosso fuoco. I danzatori, con gonne lunghe di tulle dai delicati fiori rosa e camice bianche, danzano a piccoli passettini come tante “geishe”. E’ una danza intima, sospesa, le braccia si aprono in gesti ampi, le rotazioni si placano in pose di stasi, fino a confluire in una danza corale con ventagli neri. Il fondale e le quinte bianche avvolgono i corpi in un’atmosfera rarefatta che si trasforma poi in vivacità cromatica: le gonne lunghe lasciano il posto a tutù corti dai colori pastello, i danzatori zampettano sulle mezze punte , a piedi nudi , come fenicotteri. Ma non solo. Con le bacchette tra le mani mimano il movimento dei percussionisti. I campanelli ai polsi introducono sonorità orientali nella coralità del gruppo che riemergono in un passo a due di raffinata leggerezza. Ai lati del palcoscenico, a torso nudo e con lunghe gonne rosse, compaiono i suonatori di taiko, seduti con le bacchette in mano, pronti a scatenare l’energia del vulcano. La musica di Seminerio gioca un ruolo fondamentale, intrecciando suoni diversi: rarefatti, sospesi , liturgici, tra canti gregoriani, violino e voci delle comari siciliane e altri più esplosivi, con innesti rock che si fondono, al ritmo dei tamburi, in un crescendo di pura energia. I nove danzatori in pantaloni e magliette nere si muovono all’unisono in una danza viscerale, potente, inarrestabile, barocca; le braccia a candelabro che si slanciano verso il cielo e la terra, i corpi inghiottiti dal ritmo primordiale dei tamburi, suonati dai tre percussionisti, protagonisti anch’essi della scena. Un’eruzione di vita che scaturisce dal profondo, da quella calma meditativa, capace di sospendere l’attimo verso qualcosa di più grande, d’infinito e trasformarlo in energia generativa e, per natura, anche distruttiva. Brother to Brother diventa così una riflessione poetica sulle due facce dei vulcani, delle culture, del mondo, di noi tutti in cammino tra movimento e stasi, silenzio e caos.
In tournée in Italia da gennaio a marzo 2026: 23/1 Teatro Verdi a Pordenone, 25/1 Teatro Astra a Torino, 20/3 Teatro Puccini a Bari.