Equilibrio Dinamico: Capitolo XV con (La) Horde e Jill Crovisier la forza collettiva di una generazione che danza


Equilibrio Dinamico: Capitolo XV con (La) Horde e Jill Crovisier la forza collettiva di una generazione che danza
PEOPLE USED TO DIE

L’audacia e il coraggio di Roberta Ferrara nel continuare a creare sinergie tra artisti internazionali, in occasione dei primi quindici anni della sua compagnia pugliese Equilibrio Dinamico, sono stati premiati. La prima italiana della serata, intitolata Capitolo XV, con il dittico composto da Mahalaga Landscape della coreografa lussemburghese Jill Crovisier e People used to die del blasonato team francese (La) Horde, ha riscosso – dopo l’anteprima a Bari – il meritato successo ieri sera al Teatro Ristori di Verona. Secondo appuntamento della rassegna “La Danza”, curata da Emanuele Masi e preceduto da un incontro con Maria Luisa Buzzi, direttrice della rivista Danza&DanzaCapitolo XV ha portato in scena, con i giovanissimi danzatori di Equilibrio Dinamico (dai 18 ai 31 anni), molti dei temi civili e sociali che da sempre li appassionano. Basti pensare al bellissimo Confini Disumani (2022), dedicato al tema dell’immigrazione, o al viaggio collettivo e spirituale di I would I were a bird. La scena di Mahalaga Landscape – lavoro originariamente site-specific creato per Esch-sur-Alzette Capitale Europea della Cultura 2022 in Lussemburgo e rivisitato in forma teatrale nel 2025 per Equilibrio Dinamico – si apre con otto danzatori in abiti leggeri dalle tinte calde, color terra. Si muovono sul palcoscenico avvolti da una luce densa e fumosa, accompagnati da suoni della natura e rumori industriali.

MAHALAGA Landscapes_Jill Crovisier

L’atmosfera iniziale è rarefatta, intima, meditativa; la gestualità richiama suggestioni orientali: braccia che si cullano nell’aria, gambe che si aprono nello spazio con morbida ampiezza. Le danzatrici, in scarponcini e gambaletti che evocano l’estetica della belga Anne Teresa De Keersmaeker, si alternano in passi a due e assoli, per poi riunirsi in una danza quasi tribale di forte impatto, in un crescendo di movimenti disarticolati di braccia e gambe. La musica di Pol Belardi che, a tratti,  evoca il battito cardiaco, trasporta il pubblico in un’esperienza sensoriale intensa. Un filo conduttore lega questo lavoro al secondo pezzo della serata, People used to die di (La) Horde, presentato in prima assoluta nella versione per la compagnia. In scena quindici interpreti, vestiti con tute di vari colori, alzano il livello di adrenalina attraverso lo jumpstyle, stile nato tra Belgio e Paesi Bassi e divenuto virale su YouTube: una danza di salti ritmati e movimenti velocissimi delle gambe su musica elettronica di Guillaume Rémus. Uno stile, ispirato al movimento Mainstream Hardcore, che approda con forza su un palcoscenico istituzionale come quello teatrale per raccontare una rabbia giovanile che si riscatta ballando in gruppo. Un piccolo plotone di giovani scatenati danza compatto, in perfetta sincronia, lasciando nello spettatore una scia di energia e stupore. Entrano uno alla volta dal fondo, da una porta illuminata di rosso, e si uniscono progressivamente per gridare e danzare con i loro corpi tutto il disagio di una generazione. Se alle origini della ricerca di (La) Horde vi erano anche suggestioni delle danze folk georgiane, sono soprattutto l’hakken legato alla scena gabber/hardcore techno e lo jumpstyle a dominare oggi le loro coreografie. People used to die è una rielaborazione, pensata per gli entusiasti e atletici danzatori di Equilibrio Dinamico, della coreografia originale del 2014 Avant les gens mouraient. Un lavoro collettivo di forte impatto che concede spazio anche a passi a due e assoli. Verso la fine, il ballerino in maglietta bianca e sneakers, tra giri sulle ginocchia, salti, cadute e movenze freestyle, regala un lampo di luce: l’immagine di una generazione in cerca di riscatto che nella condivisione, nella compattezza e nel ritmo ha trovato la propria forza vitale.

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Equilibrio Dinamico: Capitolo XV con (La) Horde e Jill Crovisier la forza collettiva di una generazione che danza


Equilibrio Dinamico: Capitolo XV con (La) Horde e Jill Crovisier la forza collettiva di una generazione che danza
PEOPLE USED TO DIE

L’audacia e il coraggio di Roberta Ferrara nel continuare a creare sinergie tra artisti internazionali, in occasione dei primi quindici anni della sua compagnia pugliese Equilibrio Dinamico, sono stati premiati. La prima italiana della serata, intitolata Capitolo XV, con il dittico composto da Mahalaga Landscape della coreografa lussemburghese Jill Crovisier e People used to die del blasonato team francese (La) Horde, ha riscosso – dopo l’anteprima a Bari – il meritato successo ieri sera al Teatro Ristori di Verona. Secondo appuntamento della rassegna “La Danza”, curata da Emanuele Masi e preceduto da un incontro con Maria Luisa Buzzi, direttrice della rivista Danza&DanzaCapitolo XV ha portato in scena, con i giovanissimi danzatori di Equilibrio Dinamico (dai 18 ai 31 anni), molti dei temi civili e sociali che da sempre li appassionano. Basti pensare al bellissimo Confini Disumani (2022), dedicato al tema dell’immigrazione, o al viaggio collettivo e spirituale di I would I were a bird. La scena di Mahalaga Landscape – lavoro originariamente site-specific creato per Esch-sur-Alzette Capitale Europea della Cultura 2022 in Lussemburgo e rivisitato in forma teatrale nel 2025 per Equilibrio Dinamico – si apre con otto danzatori in abiti leggeri dalle tinte calde, color terra. Si muovono sul palcoscenico avvolti da una luce densa e fumosa, accompagnati da suoni della natura e rumori industriali.

MAHALAGA Landscapes_Jill Crovisier

L’atmosfera iniziale è rarefatta, intima, meditativa; la gestualità richiama suggestioni orientali: braccia che si cullano nell’aria, gambe che si aprono nello spazio con morbida ampiezza. Le danzatrici, in scarponcini e gambaletti che evocano l’estetica della belga Anne Teresa De Keersmaeker, si alternano in passi a due e assoli, per poi riunirsi in una danza quasi tribale di forte impatto, in un crescendo di movimenti disarticolati di braccia e gambe. La musica di Pol Belardi che, a tratti,  evoca il battito cardiaco, trasporta il pubblico in un’esperienza sensoriale intensa. Un filo conduttore lega questo lavoro al secondo pezzo della serata, People used to die di (La) Horde, presentato in prima assoluta nella versione per la compagnia. In scena quindici interpreti, vestiti con tute di vari colori, alzano il livello di adrenalina attraverso lo jumpstyle, stile nato tra Belgio e Paesi Bassi e divenuto virale su YouTube: una danza di salti ritmati e movimenti velocissimi delle gambe su musica elettronica di Guillaume Rémus. Uno stile, ispirato al movimento Mainstream Hardcore, che approda con forza su un palcoscenico istituzionale come quello teatrale per raccontare una rabbia giovanile che si riscatta ballando in gruppo. Un piccolo plotone di giovani scatenati danza compatto, in perfetta sincronia, lasciando nello spettatore una scia di energia e stupore. Entrano uno alla volta dal fondo, da una porta illuminata di rosso, e si uniscono progressivamente per gridare e danzare con i loro corpi tutto il disagio di una generazione. Se alle origini della ricerca di (La) Horde vi erano anche suggestioni delle danze folk georgiane, sono soprattutto l’hakken legato alla scena gabber/hardcore techno e lo jumpstyle a dominare oggi le loro coreografie. People used to die è una rielaborazione, pensata per gli entusiasti e atletici danzatori di Equilibrio Dinamico, della coreografia originale del 2014 Avant les gens mouraient. Un lavoro collettivo di forte impatto che concede spazio anche a passi a due e assoli. Verso la fine, il ballerino in maglietta bianca e sneakers, tra giri sulle ginocchia, salti, cadute e movenze freestyle, regala un lampo di luce: l’immagine di una generazione in cerca di riscatto che nella condivisione, nella compattezza e nel ritmo ha trovato la propria forza vitale.

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