Favola sulle punte


Favola sulle punte
Nicoletta Manni in "Don Chisciotte" Foto Brescia -Amisano

Nicoletta Manni, è la nuova “perla” della scuderia della Scala. Una vera e propria farfalla che ha spiccato il volo nel 2014, con la nomina a prima ballerina scaligera. Già interprete in Giselle, Russian Seasonse Concerto DSCH di Alexei Ratmansky e dei più celebri balletti di Cajkosky (Il lago dei cigni di Rudolf Nureyev, Lo Schiaccianoci di Nacho Duato), proprio nell’anno in cui si festeggiano i 175 anni dalla nascita del compositore russo è Aurora, la protagonista di La bella addormentata nel bosco di Ratmansky (dal 26/9 al 23/10). Originaria di Lecce, classe 1991, Manni, ha lo sguardo da cerbiatto, i capelli lunghi raccolti e l’entusiasmo di chi sta per affrontare uno dei ruoli <<più ambiti della carriera di una ballerina classica, completo di tecnica, artisticità e interpretazione>, ci racconta l’étoile, reduce dal trionfale Gala “Bolle and Friends”, all’Arena di Verona a luglio, dove ha danzato in coppia con il paladino della danza italiana. <<Per me si tratta davvero di una favola a lieto fine. Per prepararmi mi sono ispirata alle grandi ballerine del passato, guardando tutti i video di Sylvie Guillem>>.
Da Lecce alla Scala a 13 anni: una vocazione precoce, la sua.
<<Mia madre ha una scuola di danza, ho iniziato piccolissima per gioco. Ma sono stata io a chiedere di partecipare all’audizione a Milano: volevo il meglio! Dopo il diploma, a 17 anni, ho accettato l’offerta della Staatsballett di Berlino, ma ho sempre desiderato tornare in Italia >>.
Come è stata l’esperienza con il grande coreografo Ratmansky?
<<E’ una persona di grande cuore, che sa tirar fuori il massimo da ognuno dei ballerini. Non l’ho mai sentito urlare: rigoroso ma pacato>>
Ambiziosa, tenace, perfezionista, tutti requisiti perfetti per una donna in carriera, c’è posto anche per obiettivi famigliari, matrimonio, figli oppure no?
<<Assolutamente sì, anche se è un progetto che vedo realizzabile più nel futuro, la famiglia è uno dei valori più importanti anche con una vita come la mia, così impegnativa e piena di spostamenti>>.
Quando non balla, cosa le piace fare?
<< Passare più tempo possibile con i miei genitori dato che vivo anche lontano e con il mio ragazzo, andare al mare>>.
L’atteggiamento che la indispettisce di più?
<<Quando le persone vicine non seguono il mio passo, i miei ritmi e sono più lente>>.
Dopo il diploma, si è trasferita tre anni a Berlino, non ha mai pensato di lasciare l’Italia come molte sue colleghe?
<<Ho fatto l’audizione a Berlino perché in Italia, a diciassette anni, non era possibile perché bisogna essere maggiorenni; era la prima opportunità all’estero che c’era, è andata bene e mi hanno fatto un contratto per due anni ma la voglia di ritornare alla Scala è sempre rimasta. Vedevo le opportunità che il maestro Makhar Vaziev dava ai giovani, facendoli ballare anche ruoli molto importanti e così ho pensato che rientrare fosse la scelta giusta >>.
La cosa che le fa più paura?
<<La morte e la malattia>>.
Rispetto alle grandi étoiles del passato studiate in modo diverso, i vari Pilates e yoga, aggiungono qualcosa al vostro allenamento?
<<Le grandi étoiles studiano ancora alla sbarra, tutte le mattine, come un tempo. Rispetto al passato però l’estetica della danza è cambiata, è richiesta una maggiore tecnica, c’è un diverso uso del corpo e dei muscoli, c’è più allungamento, ma lo studio è sempre quello. Oggi abbiamo la possibilità di vedere i video, quando devo preparare un nuovo personaggio li guardo e questa è una grossa opportunità in più>>.
Cos’è la bellezza per lei?
<<Ciò che per i nostri occhi è bello e puro, che affascina>>.
Un sogno da realizzare?
<<Volare in alto, ma con i piedi per terra. E un giorno mi piacerebbe lavorare con Forsythe>>.
 
Intervista integrale a Nicoletta Manni pubblicata  parzialmente su D la Repubblica (19/09/2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nicoletta Manni in "Don Chisciotte" Foto Brescia -Amisano

Nicoletta Manni, è la nuova “perla” della scuderia della Scala. Una vera e propria farfalla che ha spiccato il volo nel 2014, con la nomina a prima ballerina scaligera. Già interprete in Giselle, Russian Seasonse Concerto DSCH di Alexei Ratmansky e dei più celebri balletti di Cajkosky (Il lago dei cigni di Rudolf Nureyev, Lo Schiaccianoci di Nacho Duato), proprio nell’anno in cui si festeggiano i 175 anni dalla nascita del compositore russo è Aurora, la protagonista di La bella addormentata nel bosco di Ratmansky (dal 26/9 al 23/10). Originaria di Lecce, classe 1991, Manni, ha lo sguardo da cerbiatto, i capelli lunghi raccolti e l’entusiasmo di chi sta per affrontare uno dei ruoli <<più ambiti della carriera di una ballerina classica, completo di tecnica, artisticità e interpretazione>, ci racconta l’étoile, reduce dal trionfale Gala “Bolle and Friends”, all’Arena di Verona a luglio, dove ha danzato in coppia con il paladino della danza italiana. <<Per me si tratta davvero di una favola a lieto fine. Per prepararmi mi sono ispirata alle grandi ballerine del passato, guardando tutti i video di Sylvie Guillem>>.
Da Lecce alla Scala a 13 anni: una vocazione precoce, la sua.
<<Mia madre ha una scuola di danza, ho iniziato piccolissima per gioco. Ma sono stata io a chiedere di partecipare all’audizione a Milano: volevo il meglio! Dopo il diploma, a 17 anni, ho accettato l’offerta della Staatsballett di Berlino, ma ho sempre desiderato tornare in Italia >>.
Come è stata l’esperienza con il grande coreografo Ratmansky?
<<E’ una persona di grande cuore, che sa tirar fuori il massimo da ognuno dei ballerini. Non l’ho mai sentito urlare: rigoroso ma pacato>>
Ambiziosa, tenace, perfezionista, tutti requisiti perfetti per una donna in carriera, c’è posto anche per obiettivi famigliari, matrimonio, figli oppure no?
<<Assolutamente sì, anche se è un progetto che vedo realizzabile più nel futuro, la famiglia è uno dei valori più importanti anche con una vita come la mia, così impegnativa e piena di spostamenti>>.
Quando non balla, cosa le piace fare?
<< Passare più tempo possibile con i miei genitori dato che vivo anche lontano e con il mio ragazzo, andare al mare>>.
L’atteggiamento che la indispettisce di più?
<<Quando le persone vicine non seguono il mio passo, i miei ritmi e sono più lente>>.
Dopo il diploma, si è trasferita tre anni a Berlino, non ha mai pensato di lasciare l’Italia come molte sue colleghe?
<<Ho fatto l’audizione a Berlino perché in Italia, a diciassette anni, non era possibile perché bisogna essere maggiorenni; era la prima opportunità all’estero che c’era, è andata bene e mi hanno fatto un contratto per due anni ma la voglia di ritornare alla Scala è sempre rimasta. Vedevo le opportunità che il maestro Makhar Vaziev dava ai giovani, facendoli ballare anche ruoli molto importanti e così ho pensato che rientrare fosse la scelta giusta >>.
La cosa che le fa più paura?
<<La morte e la malattia>>.
Rispetto alle grandi étoiles del passato studiate in modo diverso, i vari Pilates e yoga, aggiungono qualcosa al vostro allenamento?
<<Le grandi étoiles studiano ancora alla sbarra, tutte le mattine, come un tempo. Rispetto al passato però l’estetica della danza è cambiata, è richiesta una maggiore tecnica, c’è un diverso uso del corpo e dei muscoli, c’è più allungamento, ma lo studio è sempre quello. Oggi abbiamo la possibilità di vedere i video, quando devo preparare un nuovo personaggio li guardo e questa è una grossa opportunità in più>>.
Cos’è la bellezza per lei?
<<Ciò che per i nostri occhi è bello e puro, che affascina>>.
Un sogno da realizzare?
<<Volare in alto, ma con i piedi per terra. E un giorno mi piacerebbe lavorare con Forsythe>>.
 
Intervista integrale a Nicoletta Manni pubblicata  parzialmente su D la Repubblica (19/09/2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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