Il tempo non esiste: la Biennale Danza 2026 tra culture ancestrali, visioni indigene e grandi maestri della coreografia


Il tempo non esiste: la Biennale Danza 2026 tra culture ancestrali, visioni indigene e grandi maestri della coreografia
Terrain_Sydney-Opera-House_credit-Daniel-Boud

Il titolo Time Does Not ExistIl Tempo non esiste del 20.Festival Internazionale di danza Contemporanea alla Biennale di Venezia diretto da Wayne McGregor dal 17 luglio al 1 agosto parte da una profonda esplorazione del tempo, o meglio di un tempo che non esiste, sviscera i temi della memoria, dell’identità e dell’esistenza, incoraggiando il pubblico a riflettere e a percepire il proprio legame con la vita, un invito a cambiare il modo di relazionarsi e di essere.<<Le idee del brillante fisico Carlo Rovelli sulla non linearità e la molteplicità del tempo mi sono rimaste impresse nella mente – ha dichiarato McGregor alla presentazione del Festival- mentre mi immergo nella storia del Festival della Biennale Danza, che nel 2026 festeggerà il suo ventesimo compleanno ‘ufficiale’. Rivisitando in modo sistematico e cronologico questa eredità, attingo all’archivio, cercando di tornare indietro nel tempo e riflettere, prendendo dalla storia i personaggi, gli eventi e le storie del passato. Ne emerge un puzzle effimero… mi rendo conto che il tempo non esiste  e che fondamentalmente gli artisti della danza lo hanno sempre saputo, invitandoci a provare meraviglia e curiosità per la natura della realtà>>. Inaugura Biennale 2026 Bangarra Dance Theatre (Leone d’oro alla carriera e prima europea), compagnia australiana di teatro di danza delle Prime Nazioni, che promuove e celebra le culture aborigene e delle isole dello Stretto di Torres attraverso straordinarie creazioni artistiche.  In Terrain, coreografato da Frances Rings e con una colonna sonora irrefrenabile di David Page, Bangarra presenta un’esplorazione mozzafiato del deserto Kati Thanda – Lake Eyre del Nord dell’Australia Meridionale. Evocando il potere del corpo e della terra che convergono per portare lo spirito nel luogo, sentiamo i legami ancestrali che uniscono le persone al Paese: una ricca spina dorsale culturale che si estende attraverso le generazioni. Il Leone d’argento, l’artista sudafricana Mamela Nyamza, presenta The Herd/Less (una co-commissione e prima europea di Biennale Danza) abbracciando il doppio significato della parola “gregge”: un gruppo di persone o animali che vivono, mangiano e interagiscono in un ambiente armonioso; ma anche un collettivo di esseri (animali e umani) controllati attraverso strumenti culturali o fisici come gruppo piuttosto che come individui.

Interview with dancer and choreographer Mamela Nyamza in Cape Town for Lifestyle. Date: Tuesday, May 22, 2018. Photographer Credit: Esa Alexander/Sunday Times

The Herd/Less utilizza strumenti quotidiani simbolici ma potenti che rappresentano potere, identità e status sociale—strumenti per controllare gli “herdless” – la lancia, le frecce, le mazze di legno, le fruste, tessuti e pelli di animali, creando suoni ed espressioni fisiche di riflessione e perplessità. È una rappresentazione di disperazione e sfida, la detonazione di un armamentario sistematico e simbolico della falsità nelle nostre realtà. In una co-commissione di Biennale e in prima assoluta, il celebre coreografo e innovatore del movimento Emanuel Gat presenta la sua nuova opera Five Days in the Sun alla Biennale Danza 2026. Composto da cinque quadri coreografici, ciascuno ispirato ai cinque movimenti della Quinta Sinfonia di Mahler, apre cinque portali coreografici in un profondo viaggio emotivo e strutturale attraverso l’esperienza umana. Ricco arazzo di emozioni, Five Days in the Sun passa dall’oscurità alla luce, dalla disperazione alla gioia, e dalla tensione al rilassamento, offrendo un contrasto tra solennità ed estasi, introspezione e movimento esteriore. Tesse una narrazione ampia che esplora temi come l’amore, la mortalità, la trasformazione e la catarsi. Presentare in prima mondiale When, If Not Now? (WINN Dance Company) – una nuova compagnia di danza di artisti di livello mondiale che hanno 40 anni e più – alla Biennale Danza 2026 (inclusa la danzatrice superstar Diana Vishneva) è un privilegio raro.  WINNDance Company mira a trasformare la percezione dell’invecchiamento nella performance di danza, sfidando i limiti imposti dagli standard del settore e dimostrando che arte, passione e talento nella danza non hanno una data di scadenza. In una prima mondiale e co-commissione della Biennale, il leggendario coreografo John Neumier si unisce a Imre+Marne van Opstal e a Roma de Jesus in Scirocco, un progetto composto di due capitoli: Death in Venice e Bridge of Sighs. Tra gli spettacoli innovativi proposti a questa Biennale spicca quello della coreografa, regista e cineasta Elle Sofe Sara che attinge fortemente dalla cultura indigena Sami, delle zone settentrionali delle nazioni oggi conosciute come Svezia, Norvegia e Finlandia; e dall’oblast di Murmansk in Russia. Una cultura nata da un clima feroce di ghiaccio, mondo animale e silenziosa intimità. Profondamente umani, tutti noi desideriamo appartenere, sentirci abbracciati dagli altri, sentirci a casa nel mondo naturale e, forse, attraversare la nostra vita con l’uso del sapere ancestrale. Vi diamo il benvenuto in un vecchio mondo di nuove possibilità. In una sorprendente collaborazione con il Norwegian National Ballet e la coreografa Hlín Hjálmarsdóttir, con la musica di Valgeir Sigurðsson, Láhppon/Lost è una narrazione fisica della ribellione di Kautokeino del 1852 – una delle più violente nella storia sámica – un punto di svolta dopo anni di conflitti tra i sami e le autorità danesi-norvegesi. Joik (canzoni tradizionali del popolo Sami) di nuova composizione insieme a costumi e scenografie disegnati dal celebre fashion designer Henrik Vibsko, si svelano in un paesaggio scenico futuristico che interagisce in modo giocoso con la natura e la tradizione, riflettendo le usanze, le pratiche costruttive e le tecniche sámi. Con l’obiettivo di presentare i più grandi artisti di danza viventi al mondo a Biennale College, i partecipanti lavoreranno quest’anno con due delle più importanti innovatrici della danza del XX e XXI secolo – Molissa Fenley e Maxine Doyle. La mostra Life Lines realizzata in collaborazione con l’Archivio Storico della Biennale – ASAC è stata studiata proprio per festeggiare il 20.Festival Internazionale di Danza Contemporanea . Un omaggio per i risultati raggiunti dal festival nel corso degli anni attraverso film, fotografie, testi, documenti, oggetti, conferenze e incontri dal vivo i 28 anni dall’inizio ufficiale del programma della Biennale Danza. Proseguono le conversazioni e i dibattiti a fine spettacolo con il programmamentoring in conversation con il nuovo gruppo di giovani giornalisti e curatori di danza della Biennale. Ogni artista che si esibirà alla Biennale Danza 2026 terrà un workshop per un’ampia gamma di partecipanti durante il Festival.Materiale tratto dall’intervento di Sir Wayne McGregor alla conferenza stampa di Biennale Venezia 2026. Programma completo

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Il tempo non esiste: la Biennale Danza 2026 tra culture ancestrali, visioni indigene e grandi maestri della coreografia
Terrain_Sydney-Opera-House_credit-Daniel-Boud

Il titolo Time Does Not ExistIl Tempo non esiste del 20.Festival Internazionale di danza Contemporanea alla Biennale di Venezia diretto da Wayne McGregor dal 17 luglio al 1 agosto parte da una profonda esplorazione del tempo, o meglio di un tempo che non esiste, sviscera i temi della memoria, dell’identità e dell’esistenza, incoraggiando il pubblico a riflettere e a percepire il proprio legame con la vita, un invito a cambiare il modo di relazionarsi e di essere.<<Le idee del brillante fisico Carlo Rovelli sulla non linearità e la molteplicità del tempo mi sono rimaste impresse nella mente – ha dichiarato McGregor alla presentazione del Festival- mentre mi immergo nella storia del Festival della Biennale Danza, che nel 2026 festeggerà il suo ventesimo compleanno ‘ufficiale’. Rivisitando in modo sistematico e cronologico questa eredità, attingo all’archivio, cercando di tornare indietro nel tempo e riflettere, prendendo dalla storia i personaggi, gli eventi e le storie del passato. Ne emerge un puzzle effimero… mi rendo conto che il tempo non esiste  e che fondamentalmente gli artisti della danza lo hanno sempre saputo, invitandoci a provare meraviglia e curiosità per la natura della realtà>>. Inaugura Biennale 2026 Bangarra Dance Theatre (Leone d’oro alla carriera e prima europea), compagnia australiana di teatro di danza delle Prime Nazioni, che promuove e celebra le culture aborigene e delle isole dello Stretto di Torres attraverso straordinarie creazioni artistiche.  In Terrain, coreografato da Frances Rings e con una colonna sonora irrefrenabile di David Page, Bangarra presenta un’esplorazione mozzafiato del deserto Kati Thanda – Lake Eyre del Nord dell’Australia Meridionale. Evocando il potere del corpo e della terra che convergono per portare lo spirito nel luogo, sentiamo i legami ancestrali che uniscono le persone al Paese: una ricca spina dorsale culturale che si estende attraverso le generazioni. Il Leone d’argento, l’artista sudafricana Mamela Nyamza, presenta The Herd/Less (una co-commissione e prima europea di Biennale Danza) abbracciando il doppio significato della parola “gregge”: un gruppo di persone o animali che vivono, mangiano e interagiscono in un ambiente armonioso; ma anche un collettivo di esseri (animali e umani) controllati attraverso strumenti culturali o fisici come gruppo piuttosto che come individui.

Interview with dancer and choreographer Mamela Nyamza in Cape Town for Lifestyle. Date: Tuesday, May 22, 2018. Photographer Credit: Esa Alexander/Sunday Times

The Herd/Less utilizza strumenti quotidiani simbolici ma potenti che rappresentano potere, identità e status sociale—strumenti per controllare gli “herdless” – la lancia, le frecce, le mazze di legno, le fruste, tessuti e pelli di animali, creando suoni ed espressioni fisiche di riflessione e perplessità. È una rappresentazione di disperazione e sfida, la detonazione di un armamentario sistematico e simbolico della falsità nelle nostre realtà. In una co-commissione di Biennale e in prima assoluta, il celebre coreografo e innovatore del movimento Emanuel Gat presenta la sua nuova opera Five Days in the Sun alla Biennale Danza 2026. Composto da cinque quadri coreografici, ciascuno ispirato ai cinque movimenti della Quinta Sinfonia di Mahler, apre cinque portali coreografici in un profondo viaggio emotivo e strutturale attraverso l’esperienza umana. Ricco arazzo di emozioni, Five Days in the Sun passa dall’oscurità alla luce, dalla disperazione alla gioia, e dalla tensione al rilassamento, offrendo un contrasto tra solennità ed estasi, introspezione e movimento esteriore. Tesse una narrazione ampia che esplora temi come l’amore, la mortalità, la trasformazione e la catarsi. Presentare in prima mondiale When, If Not Now? (WINN Dance Company) – una nuova compagnia di danza di artisti di livello mondiale che hanno 40 anni e più – alla Biennale Danza 2026 (inclusa la danzatrice superstar Diana Vishneva) è un privilegio raro.  WINNDance Company mira a trasformare la percezione dell’invecchiamento nella performance di danza, sfidando i limiti imposti dagli standard del settore e dimostrando che arte, passione e talento nella danza non hanno una data di scadenza. In una prima mondiale e co-commissione della Biennale, il leggendario coreografo John Neumier si unisce a Imre+Marne van Opstal e a Roma de Jesus in Scirocco, un progetto composto di due capitoli: Death in Venice e Bridge of Sighs. Tra gli spettacoli innovativi proposti a questa Biennale spicca quello della coreografa, regista e cineasta Elle Sofe Sara che attinge fortemente dalla cultura indigena Sami, delle zone settentrionali delle nazioni oggi conosciute come Svezia, Norvegia e Finlandia; e dall’oblast di Murmansk in Russia. Una cultura nata da un clima feroce di ghiaccio, mondo animale e silenziosa intimità. Profondamente umani, tutti noi desideriamo appartenere, sentirci abbracciati dagli altri, sentirci a casa nel mondo naturale e, forse, attraversare la nostra vita con l’uso del sapere ancestrale. Vi diamo il benvenuto in un vecchio mondo di nuove possibilità. In una sorprendente collaborazione con il Norwegian National Ballet e la coreografa Hlín Hjálmarsdóttir, con la musica di Valgeir Sigurðsson, Láhppon/Lost è una narrazione fisica della ribellione di Kautokeino del 1852 – una delle più violente nella storia sámica – un punto di svolta dopo anni di conflitti tra i sami e le autorità danesi-norvegesi. Joik (canzoni tradizionali del popolo Sami) di nuova composizione insieme a costumi e scenografie disegnati dal celebre fashion designer Henrik Vibsko, si svelano in un paesaggio scenico futuristico che interagisce in modo giocoso con la natura e la tradizione, riflettendo le usanze, le pratiche costruttive e le tecniche sámi. Con l’obiettivo di presentare i più grandi artisti di danza viventi al mondo a Biennale College, i partecipanti lavoreranno quest’anno con due delle più importanti innovatrici della danza del XX e XXI secolo – Molissa Fenley e Maxine Doyle. La mostra Life Lines realizzata in collaborazione con l’Archivio Storico della Biennale – ASAC è stata studiata proprio per festeggiare il 20.Festival Internazionale di Danza Contemporanea . Un omaggio per i risultati raggiunti dal festival nel corso degli anni attraverso film, fotografie, testi, documenti, oggetti, conferenze e incontri dal vivo i 28 anni dall’inizio ufficiale del programma della Biennale Danza. Proseguono le conversazioni e i dibattiti a fine spettacolo con il programmamentoring in conversation con il nuovo gruppo di giovani giornalisti e curatori di danza della Biennale. Ogni artista che si esibirà alla Biennale Danza 2026 terrà un workshop per un’ampia gamma di partecipanti durante il Festival.Materiale tratto dall’intervento di Sir Wayne McGregor alla conferenza stampa di Biennale Venezia 2026. Programma completo

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