Imparare il silenzio, ascoltare il mondo: Virgilio Sieni in prima assoluta a Torino con Preghiera / Tempi di guerra
«Credeva che pregare fosse parlare; imparò che pregare è non solo tacere, ma ascoltare. Ed è così. Pregare non è ascoltare sé stessi parlare, ma è giungere a tacere e restare in silenzio, nell’attesa, fino a che chi prega non arrivi ad ascoltare Dio». (S. Kierkegaard, Il giglio del campo e l’uccello nel cielo). Mi piace partire da questa citazione filosofica e religiosa, per presentare il nuovo spettacolo del coreografo Virgili Sieni dal titolo Preghiera/Tempi di guerra in prima assoluta dal 3 all’8 novembre al Teatro Astra a Torino in apertura della Stagione TPE 2026. Se il testo di Kierkegaard, riferimento esplicito nel progetto di Sieni, affronta temi fondamentali come il silenzio, l’umiltà, l’obbedienza, la libertà interiore e la capacità di vivere nel presente, il coreografo toscano In Preghiera / Tempi di guerra, sembra trasferire il silenzio dalla coscienza al corpo . Tacere non significa sottrarsi alla realtà. Può essere, al contrario, il primo passo per vederla davvero.Lo spettacolo che è una coproduzione di CanGo, Centro di Rilevante Interesse per la Danza insieme alla Fondazione Teatro Piemonte Europa e Fondazione Teatro della Toscana nasce dall’urgenza di riflettere sul presente, dove la danza diventa uno strumento di resistenza poetica e civile. <<In queste 11 preghiere danzate – spiega Sieni- agiscono semplici creature che rivolgono l’attenzione alla maestria e ai dettagli del gesto per sorprendersi nella tragicità degli eventi: rammentare col corpo per creare una storia della danza rivolta alla Stasis>>. In riferimento al testo “Tempi di guerra – Un altro ascolto” (Astrolabio, 2024) di Gabriella Ripa di Meana con la quale si terrà un incontro post-spettacolo, Preghiera/Tempi di guerra accoglie «l’insegnamento rivolto alle pratiche dell’ascolto», muovendo e mescolando l’aria per sostenere «una via d’uscita». Il lavoro che vede in scena sei danzatori accompagnati dalle musiche originali dal vivo di Ascari, evoca anche la lettura di Preghiera di donne, a cura di Isabella Adinolfi e Giancarlo Gaeta, da cui emerge con forza l’invito alla pratica di semplici gesti impregnati del soprannaturale. Il progetto coreografico fa propria questa «disciplina dell’attenzione», intesa come un raccoglimento interiore e «un’accurata coltura della mente e del cuore». Un approccio filosofico che guida i danzatori verso una nuova modalità di vivere il corpo, tutto orale, trasformando l’azione scenica in un atto di cura e consapevolezza profonda.