Io e Swanilda pronte al debutto


Io e Swanilda pronte al debutto
Coppélia Alexei Ratmansky in prova con Nicoletta Manni Alice Mariani Camilla Cerulli Martina Arduino ph Brescia-Amisano Teatro alla Scala

Due donne, una in carne ed ossa, l’altra una bambola inerme, convivono nel corpo della protagonista di uno dei più spumeggianti balletti di fine ottocento: Coppelia (1867), in prima assoluta, al Teatro alla Scala, dal 17 dicembre al 13 gennaio, nella nuova versione del richiestissimo Alexei Ratmansky, coreografo russo residente, dal 2023, al New York City Ballet, con le scene e i costumi di JérômeKaplan e la musica di Léo Delibes diretta da Paul Connely. Al suo primo debutto, nel ruolo di Swanilda, l’étoile Nicoletta Manni che, in questa intervista parla di questa nuova sfida al fianco del marito Timofej Andrijashenko (Franz), Christian Fagetti (Coppélius) e tutta la compagnia scaligera.

Nicoletta Manni Timofej Andrijashenko ph Brescia e Amisano

Manni un anno davvero speciale per lei il 2023: il matrimonio ad agosto nella sua terra natale, la Puglia, la pubblicazione del suo primo libro “La gioia di danzare” e, dulcis in fundo, nominata étoile, in scena, alla fine della recita di Onegin, se l’aspettava? <<La nomina alla Scala sembrava un po’ irraggiungibile perché non succedeva da tanto tempo (l’ultima, Oriella Dorella, nel 1986) ed è stata una grandissima sorpresa riceverla sul palcoscenico. Devo ringraziare non solo il sovrintendente Dominique Meyer e il direttore Manuel Legris per avermi ritenuto all’altezza ma anche per la nomina in scena, non c’è regalo più grande, una gioia infinita>>.
E’ la prima volta che si cala nel personaggio di Swanilda, le piace?
Sì, è un debutto e sono felice di affrontare questo ruolo nella versione di Alexei Ratmansky, con il quale ho avuto la fortuna di lavorare già in passato con altri titoli classici, La bella addormentata e Il Lago dei Cigni. Il fatto che sta creando la coreografia su di noi, è un privilegio grandissimo, perché riusciamo a sentirla ancora più nostra, come se l’avessimo concepita insieme, è qualcosa di unico. E’ un coreografo che ha le idee molto chiare, riesce sempre ad arrivare al risultato che si è prefissato e tira fuori il meglio da ogni ballerino.
Coppelia è un po’ l’antesignana del burattino stravinskiano Petruška
ma anche del robot, come affronta questo lato meccanico della danza?
E’ come interpretare un altro personaggio, Swanilda è una ragazza umana che poi assume le sembianze di una bambola, bisogna lavorare su uno stile meccanico di movimenti e non è facile perché la nostra ricerca è sulla fluidità.
La musica di  Delibes contempla anche virtuosismi impegnativi nelle danze folkloristiche come la giga, il bolero, come la utilizza Ratmansky? E’ una versione estremamente moderna e musicale anche se la coreografia è basata sul repertorio classico. Nella pantomima ha trovato una chiave molto attuale e leggibile per il pubblico non solo attraverso la mimica dei gesti ma anche con le espressioni quotidiane del viso. Non ci si annoia in questo balletto.
Al suo fianco nel ruolo di Franz, suo marito, è felice? Si, riviviamo un po’ una dimensione quotidiana con momenti di litigi, la  gelosia, è molto divertente. Timofej è molto credibile perché esprime tutto il carattere, spavaldo, giocoso, poco responsabile di Franz.
Cosa si aspetta dal nuovo anno? Vorrei godermi tutte le cose belle che ho ricevuto nel 2023 e che non ho ancora avuto il tempo di metabolizzare, mi aspetto che la nomina di étoile sia solo un punto di partenza,  una spinta per lavorare ancora di più su me stessa. Ritornerò in scena in Manon, La dama delle camelie, La Bayadère e, compatibilmente con gli impegni alla Scala, magari volerò anche all’estero>>. teatroallascala.org

(Pubblicato in TuttoMilano- La repubblica il 14/12/2023 -versione integrale)
 

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Coppélia Alexei Ratmansky in prova con Nicoletta Manni Alice Mariani Camilla Cerulli Martina Arduino ph Brescia-Amisano Teatro alla Scala

Due donne, una in carne ed ossa, l’altra una bambola inerme, convivono nel corpo della protagonista di uno dei più spumeggianti balletti di fine ottocento: Coppelia (1867), in prima assoluta, al Teatro alla Scala, dal 17 dicembre al 13 gennaio, nella nuova versione del richiestissimo Alexei Ratmansky, coreografo russo residente, dal 2023, al New York City Ballet, con le scene e i costumi di JérômeKaplan e la musica di Léo Delibes diretta da Paul Connely. Al suo primo debutto, nel ruolo di Swanilda, l’étoile Nicoletta Manni che, in questa intervista parla di questa nuova sfida al fianco del marito Timofej Andrijashenko (Franz), Christian Fagetti (Coppélius) e tutta la compagnia scaligera.

Nicoletta Manni Timofej Andrijashenko ph Brescia e Amisano

Manni un anno davvero speciale per lei il 2023: il matrimonio ad agosto nella sua terra natale, la Puglia, la pubblicazione del suo primo libro “La gioia di danzare” e, dulcis in fundo, nominata étoile, in scena, alla fine della recita di Onegin, se l’aspettava? <<La nomina alla Scala sembrava un po’ irraggiungibile perché non succedeva da tanto tempo (l’ultima, Oriella Dorella, nel 1986) ed è stata una grandissima sorpresa riceverla sul palcoscenico. Devo ringraziare non solo il sovrintendente Dominique Meyer e il direttore Manuel Legris per avermi ritenuto all’altezza ma anche per la nomina in scena, non c’è regalo più grande, una gioia infinita>>.
E’ la prima volta che si cala nel personaggio di Swanilda, le piace?
Sì, è un debutto e sono felice di affrontare questo ruolo nella versione di Alexei Ratmansky, con il quale ho avuto la fortuna di lavorare già in passato con altri titoli classici, La bella addormentata e Il Lago dei Cigni. Il fatto che sta creando la coreografia su di noi, è un privilegio grandissimo, perché riusciamo a sentirla ancora più nostra, come se l’avessimo concepita insieme, è qualcosa di unico. E’ un coreografo che ha le idee molto chiare, riesce sempre ad arrivare al risultato che si è prefissato e tira fuori il meglio da ogni ballerino.
Coppelia è un po’ l’antesignana del burattino stravinskiano Petruška
ma anche del robot, come affronta questo lato meccanico della danza?
E’ come interpretare un altro personaggio, Swanilda è una ragazza umana che poi assume le sembianze di una bambola, bisogna lavorare su uno stile meccanico di movimenti e non è facile perché la nostra ricerca è sulla fluidità.
La musica di  Delibes contempla anche virtuosismi impegnativi nelle danze folkloristiche come la giga, il bolero, come la utilizza Ratmansky? E’ una versione estremamente moderna e musicale anche se la coreografia è basata sul repertorio classico. Nella pantomima ha trovato una chiave molto attuale e leggibile per il pubblico non solo attraverso la mimica dei gesti ma anche con le espressioni quotidiane del viso. Non ci si annoia in questo balletto.
Al suo fianco nel ruolo di Franz, suo marito, è felice? Si, riviviamo un po’ una dimensione quotidiana con momenti di litigi, la  gelosia, è molto divertente. Timofej è molto credibile perché esprime tutto il carattere, spavaldo, giocoso, poco responsabile di Franz.
Cosa si aspetta dal nuovo anno? Vorrei godermi tutte le cose belle che ho ricevuto nel 2023 e che non ho ancora avuto il tempo di metabolizzare, mi aspetto che la nomina di étoile sia solo un punto di partenza,  una spinta per lavorare ancora di più su me stessa. Ritornerò in scena in Manon, La dama delle camelie, La Bayadère e, compatibilmente con gli impegni alla Scala, magari volerò anche all’estero>>. teatroallascala.org

(Pubblicato in TuttoMilano- La repubblica il 14/12/2023 -versione integrale)
 

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