La danza “mistica” di Sara Orselli: l’allieva storica di Carolyn Carlson rivela i suoi “soli” per il Festival Civitanova Danza


La danza “mistica” di Sara Orselli: l’allieva storica di Carolyn Carlson rivela i suoi “soli” per il Festival Civitanova Danza
Sara Orselli in "Mandala" ph © Rosellina Garbo

Reduce dal Festival Bolzano Danza dove ha danzato in “solitudine” Eden of Carolyn alternandosi a Riccardo Meneghini con uno spettatore alla volta in sala, Sara Orselli, danzatrice e allieva storica della coreografa, regista e poetessa californiana Carolyn Carlson, nome che ha segnato la storia della danza contemporanea, anche quella italiana, negli anni Ottanta a Venezia, sarà di nuovo in scena nel trittico Islands al Festival Civitanova Danza, il 7 agosto, al Teatro Rossini con i due soli: The Seventh woman (2020) Mandala (2010). L’ho raggiunta “virtualmente” nella sua casa di Perugia, la città umbra dove è nata e si è formata alla danza, già ventenne, alla scuola Dance Gallery di Valentina Romito e Rita Petrone, prima di spiccare il volo, nel 1999, all’Accademia Biennale di Venezia diretta da Carlson che di lei dice: “Sara ha un corpo che da un valore più mistico alla danza”. Pronunciata dalla filosofica e spirituale coreografa americana, allieva prediletta di Alwin Nikolais e Leone D’Oro alla Biennale di Venezia nel 2006, che ha segnato le pagine della danza con oltre cento coreografie (Density 21,5, Blue Lady, Steppe, Writings on water, Immersion, Inanna),  è più di un complimento. Lo stile evocativo, intimo e profondo di Orselli che, dal 2003 vive a Parigi, ha conquistato l’attenzione anche  del finlandese Juha Marsalo che l’ha voluta nelle sue creazioni (Prologue d’une Scene d’amor, Perle e Pannorfum), dell’italiana Simona Bucci per la quale ha danzato Entra Lady Macbeth e  Still There e di Johanna Levy, coreografa francese per la quale ha ballato in Convives. Con la Compagnia di Carolyn Carlson la vedremo di nuovo per il debutto della nuova creazione The Tree in programma a Marsiglia, a gennaio 2021. Covid permettendo. Un lavoro per otto danzatori, cinque donne e tre uomini, ispirato dalla lettura del bestseller “Sussurro del mondo” del romanziere statunitense Richard Powers sulla bellezza degli alberi.

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Sara Orselli in "Mandala" ph © Rosellina Garbo

Reduce dal Festival Bolzano Danza dove ha danzato in “solitudine” Eden of Carolyn alternandosi a Riccardo Meneghini con uno spettatore alla volta in sala, Sara Orselli, danzatrice e allieva storica della coreografa, regista e poetessa californiana Carolyn Carlson, nome che ha segnato la storia della danza contemporanea, anche quella italiana, negli anni Ottanta a Venezia, sarà di nuovo in scena nel trittico Islands al Festival Civitanova Danza, il 7 agosto, al Teatro Rossini con i due soli: The Seventh woman (2020) Mandala (2010). L’ho raggiunta “virtualmente” nella sua casa di Perugia, la città umbra dove è nata e si è formata alla danza, già ventenne, alla scuola Dance Gallery di Valentina Romito e Rita Petrone, prima di spiccare il volo, nel 1999, all’Accademia Biennale di Venezia diretta da Carlson che di lei dice: “Sara ha un corpo che da un valore più mistico alla danza”. Pronunciata dalla filosofica e spirituale coreografa americana, allieva prediletta di Alwin Nikolais e Leone D’Oro alla Biennale di Venezia nel 2006, che ha segnato le pagine della danza con oltre cento coreografie (Density 21,5, Blue Lady, Steppe, Writings on water, Immersion, Inanna),  è più di un complimento. Lo stile evocativo, intimo e profondo di Orselli che, dal 2003 vive a Parigi, ha conquistato l’attenzione anche  del finlandese Juha Marsalo che l’ha voluta nelle sue creazioni (Prologue d’une Scene d’amor, Perle e Pannorfum), dell’italiana Simona Bucci per la quale ha danzato Entra Lady Macbeth e  Still There e di Johanna Levy, coreografa francese per la quale ha ballato in Convives. Con la Compagnia di Carolyn Carlson la vedremo di nuovo per il debutto della nuova creazione The Tree in programma a Marsiglia, a gennaio 2021. Covid permettendo. Un lavoro per otto danzatori, cinque donne e tre uomini, ispirato dalla lettura del bestseller “Sussurro del mondo” del romanziere statunitense Richard Powers sulla bellezza degli alberi.

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