Les Étoiles, una costellazione di talenti tra classico e contemporaneo


Les Étoiles, una costellazione di talenti tra classico e contemporaneo
Luciana Savignano - Les Étoiles - Teatro Arcimboldi, Milano ©Graham Spicer

Les Étoiles, a cura di Daniele Cipriani, andato in scena l’11 e il 12 aprile al Teatro degli Arcimboldi, è un gala dove lo sguardo, il cuore, i sensi e lo spirito sono catturati dall’inizio alla fine. I protagonisti, una manciata di stelle di fama internazionale, danzano con una tecnica strabiliante e un pathos contagioso. La formula del gala è spesso vincente perché inanella una serie di brevi soli e passi a due mozzafiato, ma sono gli interpreti a fare davvero la differenza. L’annuncio dell’assenza di Marianela Nuñez, per infortunio, è stato subito alleggerito dalla notizia che nella seconda replica, il 12 aprile, avrebbe danzato un’altra stella d’eccezione: Natalia Osipova, (mentre l’11 si è esibita Aurélie Dupont), russa naturalizzata britannica dal 2013 e prima ballerina del Royal Ballet. Meravigliosa nell’intimo assolo Ashes, del coreografo americano Jason Kittelberger, su musica di Nigel Kennedy e del gruppo Kroke. Nel programma spiccano pezzi iconici del repertorio ottocentesco come i passi a due da Il Talismano e Le Corsaire di Marius Petipa, con gli strabilianti Tatiana Melnik e Motomi Kiyota, entrambi star dell’Hungarian National Ballet di Budapest. Travolgono il pubblico per potenza e virtuosismo: le ruote in aria di lui sfidano la gravità, mentre i memorabili fouettés di lei dichiarano una tecnica impeccabile, riportando in scena i fasti di questi balletti imperiali dal sapore esotico. La coppia ormai collaudata Riva & Repele, ex ballerini della compagnia di John Neumeier e oggi coreografi residenti della Daniele Cipriani Entertainment, si esibisce in tre pezzi. Due sono rivisitazioni moderne di capolavori classici: The White Pas de Deux, ispirato al passo a due del “Cigno Bianco” da Il lago dei cigni, su musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij, dove i protagonisti, in abiti bianchi, sfoderano uno stile di movimenti morbidi e sinuosi. È un incontro titubante tra due anime che danzano insieme utilizzando tre oggetti — una panchina, un bouquet, un ombrello — quasi fossero prolungamenti emotivi del gesto. L’altro, DONQ, si ispira a Don Chisciotte su musica di Ludwig Minkus, con una coreografia contemporanea ironica, a tratti volutamente reiterata, attraversata da accenni alla tradizione spagnola: i ventagli, la posa finale, i costumi — camicie e pantaloni morbidi rosso fiammeggiante con ricami neri. Il cammeo della serata è stata la nuova creazione Hymne À con protagonista Luciana Savignano, leggenda della danza italiana, che in abito lungo rosso, conquista lo spazio silenziosa, a piedi nudi, con le braccia che si allungano all’infinito, le mani spalancate citando movimenti immortalati dal grande Maurice Béjart che per lei creò La Luna e la volle istrionica sul tavolo del Boléro. Poi subentrano le stesse parole di questa unica interprete che raccontano cosa le accade nel momento in cui varca la soglia misteriosa della scena, quella trasformazione intima e ineffabile, regale che solo gli artisti vivono. Infine il passo a tre con Riva e Repele sulla musica Hymne à l’amour di Marguerite Monnot e Édith Piaf dove volteggia leggiadra sulle loro spalle e braccia, come un angelo delicato, sfuggente e magnetico.

Davide Dato e Cassandra Trenary – Les Étoiles – Teatro Arcimboldi, Milano ©Graham Spicer

Perfetta la coppia Cassandra Trenary e l’italiano Davide Dato (Wiener Staatsoper, lei già principal dell’American Ballet Theatre), impegnati nel passo a due del secondo atto di Giselle, di Jean Coralli e Jules Perrot, su musica di Adolphe Adam, e nel pezzo contemporaneo AfterEffect del brasiliano Marcelo Gomes, ancora su musica di Čajkovskij. Quest’ultimo passo a due regala uno dei momenti più magici della serata: il corpo sinuoso e potente di Cassandra ruota quasi costantemente in aria tra le braccia possenti di Dato. Altro grande protagonista è lo spagnolo Sergio Bernal, che si esibisce in due suoi assoli: Racheo, su musica di Raul Dominguez, in pantaloni e camicia nera, seguito dall’occhio caldo delle luci; istrionico nelle movenze, sospeso tra bailaor e ballerino classico. In Rodin, su musica di Roque Baños, il corpo, coperto solo da slip color carne, diventa plastico, scultura viva: Bernal padroneggia la scena con sicurezza e magnetismo, tra passione e solitudine, un leone accorto e sensuale, insieme sanguigno ed etereo. Hugo Marchand, étoile dell’Opéra di Parigi, danza A Suite of Dances di Jerome Robbins, sulla musica di Johann Sebastian Bach eseguita dal vivo dalla violoncellista Martina Lopez Smuraglia: un pezzo per amatori, dove sembra divertirsi, regalando precisione, velocità e sorpresa. Défilé finale con tutti gli artisti e pubblico entusiasta.

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Les Étoiles, una costellazione di talenti tra classico e contemporaneo
Luciana Savignano - Les Étoiles - Teatro Arcimboldi, Milano ©Graham Spicer

Les Étoiles, a cura di Daniele Cipriani, andato in scena l’11 e il 12 aprile al Teatro degli Arcimboldi, è un gala dove lo sguardo, il cuore, i sensi e lo spirito sono catturati dall’inizio alla fine. I protagonisti, una manciata di stelle di fama internazionale, danzano con una tecnica strabiliante e un pathos contagioso. La formula del gala è spesso vincente perché inanella una serie di brevi soli e passi a due mozzafiato, ma sono gli interpreti a fare davvero la differenza. L’annuncio dell’assenza di Marianela Nuñez, per infortunio, è stato subito alleggerito dalla notizia che nella seconda replica, il 12 aprile, avrebbe danzato un’altra stella d’eccezione: Natalia Osipova, (mentre l’11 si è esibita Aurélie Dupont), russa naturalizzata britannica dal 2013 e prima ballerina del Royal Ballet. Meravigliosa nell’intimo assolo Ashes, del coreografo americano Jason Kittelberger, su musica di Nigel Kennedy e del gruppo Kroke. Nel programma spiccano pezzi iconici del repertorio ottocentesco come i passi a due da Il Talismano e Le Corsaire di Marius Petipa, con gli strabilianti Tatiana Melnik e Motomi Kiyota, entrambi star dell’Hungarian National Ballet di Budapest. Travolgono il pubblico per potenza e virtuosismo: le ruote in aria di lui sfidano la gravità, mentre i memorabili fouettés di lei dichiarano una tecnica impeccabile, riportando in scena i fasti di questi balletti imperiali dal sapore esotico. La coppia ormai collaudata Riva & Repele, ex ballerini della compagnia di John Neumeier e oggi coreografi residenti della Daniele Cipriani Entertainment, si esibisce in tre pezzi. Due sono rivisitazioni moderne di capolavori classici: The White Pas de Deux, ispirato al passo a due del “Cigno Bianco” da Il lago dei cigni, su musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij, dove i protagonisti, in abiti bianchi, sfoderano uno stile di movimenti morbidi e sinuosi. È un incontro titubante tra due anime che danzano insieme utilizzando tre oggetti — una panchina, un bouquet, un ombrello — quasi fossero prolungamenti emotivi del gesto. L’altro, DONQ, si ispira a Don Chisciotte su musica di Ludwig Minkus, con una coreografia contemporanea ironica, a tratti volutamente reiterata, attraversata da accenni alla tradizione spagnola: i ventagli, la posa finale, i costumi — camicie e pantaloni morbidi rosso fiammeggiante con ricami neri. Il cammeo della serata è stata la nuova creazione Hymne À con protagonista Luciana Savignano, leggenda della danza italiana, che in abito lungo rosso, conquista lo spazio silenziosa, a piedi nudi, con le braccia che si allungano all’infinito, le mani spalancate citando movimenti immortalati dal grande Maurice Béjart che per lei creò La Luna e la volle istrionica sul tavolo del Boléro. Poi subentrano le stesse parole di questa unica interprete che raccontano cosa le accade nel momento in cui varca la soglia misteriosa della scena, quella trasformazione intima e ineffabile, regale che solo gli artisti vivono. Infine il passo a tre con Riva e Repele sulla musica Hymne à l’amour di Marguerite Monnot e Édith Piaf dove volteggia leggiadra sulle loro spalle e braccia, come un angelo delicato, sfuggente e magnetico.

Davide Dato e Cassandra Trenary – Les Étoiles – Teatro Arcimboldi, Milano ©Graham Spicer

Perfetta la coppia Cassandra Trenary e l’italiano Davide Dato (Wiener Staatsoper, lei già principal dell’American Ballet Theatre), impegnati nel passo a due del secondo atto di Giselle, di Jean Coralli e Jules Perrot, su musica di Adolphe Adam, e nel pezzo contemporaneo AfterEffect del brasiliano Marcelo Gomes, ancora su musica di Čajkovskij. Quest’ultimo passo a due regala uno dei momenti più magici della serata: il corpo sinuoso e potente di Cassandra ruota quasi costantemente in aria tra le braccia possenti di Dato. Altro grande protagonista è lo spagnolo Sergio Bernal, che si esibisce in due suoi assoli: Racheo, su musica di Raul Dominguez, in pantaloni e camicia nera, seguito dall’occhio caldo delle luci; istrionico nelle movenze, sospeso tra bailaor e ballerino classico. In Rodin, su musica di Roque Baños, il corpo, coperto solo da slip color carne, diventa plastico, scultura viva: Bernal padroneggia la scena con sicurezza e magnetismo, tra passione e solitudine, un leone accorto e sensuale, insieme sanguigno ed etereo. Hugo Marchand, étoile dell’Opéra di Parigi, danza A Suite of Dances di Jerome Robbins, sulla musica di Johann Sebastian Bach eseguita dal vivo dalla violoncellista Martina Lopez Smuraglia: un pezzo per amatori, dove sembra divertirsi, regalando precisione, velocità e sorpresa. Défilé finale con tutti gli artisti e pubblico entusiasta.

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