Nella Babele dei gesti


Nella Babele dei gesti
Ismael Ivo

E’ in cerca del paradiso, qui sulla terra, e lo rappresenterà col ballo, l’arte che ha scelto, in una stanza bianca, spazio vuoto ricco di significati, in una Babilonia popolata da un’umanità desiderosa di riscoprire un vocabolario comune, una comunicazione fatta di sguardi, ascolto, movimento, contatti fisici. Direttore artistico dal 2005 della Biennale Danza, il brasiliano Ismael Ivo, dopo il discusso “Body&Eros” parte stavolta dalla Genesi per riscoprire il fascino “di una Terra che ha una sola lingua e le stesse parole”. E nel nuovo spettacolo Babilonia. Il terzo paradiso, in prima l’11/5 a Venezia (Teatro Malibran) con 25 danzatori dell’Arsenale della Danza provenienti da tutto il mondo, scopre “che come individui non siamo niente perché abbiamo perso la capacità di comunicare. E ricorro alla mitologia per riflettere sul terzo paradiso, non quello con la “P” maiuscola della Bibbia”.
Scusi ma perché lo chiama il “terzo” paradiso?
“E’ la terza riflessione, chiude la trilogia iniziata con The Waste Land e Oxygen, ed è la più astratta tra tali creazioni. Rappresento un luogo immaginario, dove si apre la riflessione corporea sul bisogno di riscoprire il confronto tra culture, persone diverse”.
Un po’ quel che accade alla sua compagnia all’Arsenale?
“Sì, la compagnia è formata da 5 danzatori brasiliani, 13 italiani, una russa, 3 americani. Un po’ come una mini Babilonia dove le persone vivono in uno stato di confusione, senza saper bene dove andare ma sperando di trovare nuovi linguaggi. In un’epoca in cui il corpo vive la paura dei pericoli dell’energia nucleare”.
I ballerini che ha selezionato in Brasile col Sesc, l’organismo impegnato nel recupero di giovani disagiati attraverso l’arte, la cultura, che contributi umani, artistici portano alla compagnia?
“Lavoriamo sulla contaminazione umana, la capacità di interagire e scoprire ciò che ci accomuna; questi ragazzi portano nuova energia e grande passione, si fanno guidare più dal cuore che dalla testa, sono molto più intuitivi dei nostri allievi europei”.
Che tipo di musiche ha scelto per lo spettacolo?
“Le più belle arie barocche della scuola di Napoli interpretate dai castrati; la loro è un’arte affascinante, nessun soprano può riprodurre suoni così puri, che celebrano il divino. Volevo riflettere su come il sacrificio del corpo fa arrivare alle dimensioni più elevate”.

(Pubblicato su D Repubblica il 7/05/2011)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nella Babele dei gesti


Nella Babele dei gesti
Ismael Ivo

E’ in cerca del paradiso, qui sulla terra, e lo rappresenterà col ballo, l’arte che ha scelto, in una stanza bianca, spazio vuoto ricco di significati, in una Babilonia popolata da un’umanità desiderosa di riscoprire un vocabolario comune, una comunicazione fatta di sguardi, ascolto, movimento, contatti fisici. Direttore artistico dal 2005 della Biennale Danza, il brasiliano Ismael Ivo, dopo il discusso “Body&Eros” parte stavolta dalla Genesi per riscoprire il fascino “di una Terra che ha una sola lingua e le stesse parole”. E nel nuovo spettacolo Babilonia. Il terzo paradiso, in prima l’11/5 a Venezia (Teatro Malibran) con 25 danzatori dell’Arsenale della Danza provenienti da tutto il mondo, scopre “che come individui non siamo niente perché abbiamo perso la capacità di comunicare. E ricorro alla mitologia per riflettere sul terzo paradiso, non quello con la “P” maiuscola della Bibbia”.
Scusi ma perché lo chiama il “terzo” paradiso?
“E’ la terza riflessione, chiude la trilogia iniziata con The Waste Land e Oxygen, ed è la più astratta tra tali creazioni. Rappresento un luogo immaginario, dove si apre la riflessione corporea sul bisogno di riscoprire il confronto tra culture, persone diverse”.
Un po’ quel che accade alla sua compagnia all’Arsenale?
“Sì, la compagnia è formata da 5 danzatori brasiliani, 13 italiani, una russa, 3 americani. Un po’ come una mini Babilonia dove le persone vivono in uno stato di confusione, senza saper bene dove andare ma sperando di trovare nuovi linguaggi. In un’epoca in cui il corpo vive la paura dei pericoli dell’energia nucleare”.
I ballerini che ha selezionato in Brasile col Sesc, l’organismo impegnato nel recupero di giovani disagiati attraverso l’arte, la cultura, che contributi umani, artistici portano alla compagnia?
“Lavoriamo sulla contaminazione umana, la capacità di interagire e scoprire ciò che ci accomuna; questi ragazzi portano nuova energia e grande passione, si fanno guidare più dal cuore che dalla testa, sono molto più intuitivi dei nostri allievi europei”.
Che tipo di musiche ha scelto per lo spettacolo?
“Le più belle arie barocche della scuola di Napoli interpretate dai castrati; la loro è un’arte affascinante, nessun soprano può riprodurre suoni così puri, che celebrano il divino. Volevo riflettere su come il sacrificio del corpo fa arrivare alle dimensioni più elevate”.

(Pubblicato su D Repubblica il 7/05/2011)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *