Olga Piccolo restituisce l’arte viva di Anna Zamboni: un ritratto che intreccia danza, immagini e visione
Perché un libro su Anna Zamboni? Credo fosse necessario per colmare un vuoto intorno alla figura straordinaria di questa coreografa, danzatrice, mima e insegnante, che ha unito la sua passione per la danza a quella per l’arte, in particolare per il Movimento Futurista. Figura di rilievo nel panorama culturale italiano tra gli anni Ottanta e Novanta, ha formato centinaia di allievi e allieve presso la sua scuola milanese, fondata nel 1990, l’Associazione Culturale Danza Movimento Arte Confronti, caratterizzata da un approccio educativo amatoriale “intelligente”. Qui, le dimensioni del corpo, dello spirito, delle emozioni, della mente e delle relazioni si intrecciano nella ricerca di un benessere esistenziale generativo. Il bellissimo volume Anna Zamboni: “La danza è creare un’opera d’arte assieme” (Scripta ed.), scritto da Olga Piccolo, sua allieva e storica dell’arte con un dottorato in storia dell’arte moderna, sarà presentato il 15 novembre al Teatro Franco Parenti (ore 12.30) all’interno di BookCity Milano, insieme alla critica e storica della danza Elisa Guzzo Vaccarino, che ne ha curato la prefazione. Al violoncello Issei Watanabe.Dopo la lettura, sono rimasta molto colpita dalla grafica accattivante curata dalla giovane designer Eleonora Folilela, che insieme all’autrice ha confezionato un vero e proprio “libro visivo tangibile”. Ricco di fotografie a colori e in bianco e nero, bozzetti e opere di pittori celebri come Edgar Degas, con la sua iconica Classe de danse (1873-1876) o Fortunato Depero con Ballerina idola (Meccanica di ballerini) del 1917, il volume risulta scorrevole, vivace e densissimo di contenuti. La danza, restituita al lettore in tutta la sua dinamicità e spiritualità, dialoga costantemente con l’arte figurativa e grafica. I decenni di attività della scuola di Zamboni e il suo continuo intreccio con pittura, fotografia e scultura testimoniano lo sforzo titanico di un’artista che ha saputo sdoganare la danza come pratica elitaria, proiettandola in avanti in profonda sinergia con le altre arti. E non solo. In uno dei capitoli finali, l’autrice racconta anche Zamboni nei ruoli di giornalista e regista di video artistici di danza, tra cui il celebre cortometraggio Passi di confine (2012), girato sul Monte Verità ad Ascona.Luogo di culto per filosofi e artisti del primo Novecento, qui Zamboni riportò il corpo al centro della natura, ripercorrendo boschi e pendici dove Rudolf Laban elaborò la sua “scienza del pensiero in movimento”. Nata a Milano da una famiglia originaria di Fondo, borgo della Val di Non e paese natale di Fortunato Depero, Zamboni è cresciuta in un ambiente familiare artisticamente vivace: il nonno compositore di musica leggera, la madre pianista. Si è formata a Milano con Carla Strauss, fondatrice negli anni Sessanta di una delle prime scuole di ginnastica di matrice centro-europea.Ma alle origini della sua vocazione ci sono le pioniere della danza libera statunitense , Loïe Fuller, Isadora Duncan e poi Martha Graham, tre donne che hanno cambiato la storia della danza e che nel libro appaiono in iconiche fotografie affiancate a dipinti, come La ruota (1893) di Henri de Toulouse-Lautrec che ritrae Fuller nel suo carisma scenico. È proprio questa ricchezza di immagini, tra danza, arte e grafica, a rendere il volume unico e piacevolissimo da leggere. Dopo gli studi classici alle Orsoline e la laurea in Scienze Agrarie all’Università Statale di Milano, è a Parigi che Zamboni scoprì il mondo del coreografo italo-americano Joseph Russillo, con il quale trovò un riferimento ideale a metà tra la modern dance americana, più schematica, e la nouvelle danse francese, più introspettiva. Da qui, una lunga serie di incontri con coreografi e maestri europei – Peter Goss, Angelin Preljocaj, Ellen Stewart, Carolyn Carlson, Robert Wilson, Merce Cunningham, José Montalvo, Dominique Dupuy, Susanne Linke, Kazuo Ohno – che arricchirono la sua visione e la sua tecnica. Alla Scala, dove ha lavorato come mimo-ballerina, si aprirono per lei nuovi mondi: vide Kontakthof di Pina Bausch e altre produzioni prestigiose. L’interesse per il Futurismo la portò inoltre a frequentare gallerie ed eventi d’arte, dove propose performance dedicate alla danza futurista, diventando una presenza instancabile della cultura milanese.Il libro di Olga Piccolo è un segno di gratitudine verso la maestra Anna Zamboni, che non le ha insegnato soltanto danza classica e contemporanea, ma un modo di vivere basato sulla consapevolezza del corpo, in un equilibrio costante tra rigore e leggerezza.