Pina Bausch, il grido dei corpi: Le Sacre du printemps a Roma e Milano


Pina Bausch, il grido dei corpi: Le Sacre du printemps a Roma e Milano
Le Sacre du printemps 2026 ©Fabrizio Sansoni-Teatro dell'Opera di Roma

Un capolavoro indiscusso, una coreografia che continua a scuotere, emozionare e interrogare il pubblico. Le Sacre du printemps di Pina Bausch, figura geniale e irripetibile del teatro danza tedesco, che ha cambiato per sempre la storia della danza europea e internazionale, torna protagonista delle stagioni autunnali di due tra i più importanti teatri italiani: il Teatro dell’Opera di Roma e il Teatro alla Scala a Milano. A Roma, i danzatori del Teatro dell’Opera, diretto da Eleonora Abbagnato, riportano in scena la creazione di Bausch dal 27 ottobre all’8 novembre, dopo averla interpretata al Caracalla Festival nel 2025, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua prima rappresentazione, avvenuta nel 1975. Lo spettacolo è parte del secondo trittico contemporaneo della stagione, Goecke/Robbins/Bausch, un omaggio all’eredità di Sergej Djagilev, l’impresario russo fondatore dei Ballets Russes, attraverso tre titoli: Afternoon of a Faun di Jerome Robbins, Petruschka di Marco Goecke e Le Sacre du printemps di Pina Bausch. La coreografia originale è ripresa da Clémentine Deluy e Jorge Puerta Armenta, insieme a Eleonora Abbagnato e Damiano Ottavio Bigi. Protagonisti del trittico sono le Étoiles, i Primi ballerini, i Solisti e il Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, accompagnati dall’Orchestra del Teatro, diretta da Andrew Litton.«Le Sacre credo sia un titolo davvero unico, per la sua forza, per l’interpretazione, per quello che si crea in sala, per le emozioni che vivi», racconta Eleonora Abbagnato. Una forza che nasce dall’energia collettiva dei danzatori, dalla tensione fisica e da quel senso di necessità che attraversa ogni gesto, trasformando la danza in un’esperienza viscerale. A Milano, il capolavoro approda al Teatro alla Scala, dove la compagnia scaligera diretta da Frédéric Olivieri lo interpreterà dal 7 al 21 novembre nell’ambito della serata contemporanea Balanchine Bausch Stravinskij, che accosta due pietre miliari della storia della danza: Apollo di George Balanchine e Le Sacre du printempsdi Pina Bausch. In attesa del debutto, il 22 ottobre è stata inaugurata, in collaborazione con la Fondazione Pina Bausch, la mostra fotografica Pina Bausch – Le Sacre du printemps, curata da Salomon Bausch, figlio della coreografa. Allestita nel Ridotto dei Palchi, sarà visitabile fino al 22 novembre, anche durante gli intervalli degli spettacoli. Diciotto pannelli raccolgono circa trenta fotografie in bianco e nero che documentano i primi vent’anni di vita di questo capolavoro, dal 1975 al 1995.«È un onore essere alla Scala», ha dichiarato Salomon Bausch. «La Fondazione ha lo scopo di trasmettere il patrimonio di Pina Bausch alle nuove generazioni». Un’eredità che continua a vivere attraverso i corpi, le immagini e la memoria di chi ha contribuito a costruire questa straordinaria avventura artistica. Le fotografie, prive di didascalie, lasciano che siano le immagini a parlare, restituendo tutta la potenza espressiva di una danza che scava nell’umano e ne porta alla luce le contraddizioni. «Ho selezionato trenta fotografie da un archivio che ne contiene quattromila: non è stato facile», racconta il curatore della mostra, Ismaël Dia. «Sono immagini che raccontano il linguaggio motorio di Pina Bausch». Passato e presente si incontrano così in un percorso attraversato dalla «gratitudine verso tutti i ballerini che hanno contribuito a plasmare questo percorso nel corso degli anni», come si legge nel colophon della mostra. «Da queste fotografie emerge un’energia profondamente umana, che mi commuove vedere trasmessa ai nostri ballerini», ha commentato Frédéric Olivieri. Gli scatti di Rolf Borzik, Ulik Weiss, Susanne Esche, Guy Delahaye e Oliver Look restituiscono un’autenticità esistenziale impressionante: corpi che si espandono nello spazio, si tendono, si abbandonano e sembrano spingersi fino al limite estremo delle proprie possibilità. È il grido silenzioso di una fisicità che diventa linguaggio, il segno di una ricerca capace di oltrepassare le convenzioni della danza accademica per raggiungere una verità più profonda. A completare il percorso espositivo, un monitor proietta una rara registrazione del 1978, realizzata dalla ZDF, con la danzatrice Kiyomi Ichida nel ruolo dell’Eletta, durante una prova del Tanztheater Wuppertal. A soli tre anni dal debutto, le immagini restituiscono la forza originaria di una creazione destinata a segnare la storia della danza contemporanea.

Le Sacre du printemps di PIna Bausch – prove in sala ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

Giovedì 29 ottobre, in occasione della nuova edizione del World Ballet Day, il canale YouTube del Teatro alla Scala trasmetterà alle ore 12 una prova di Le Sacre du printemps. A guidarla sarà Josephine Ann Endicott, direttrice artistica della ripresa coreografica per la Fondazione Pina Bausch e storica interprete del nucleo originario del Tanztheater Wuppertal, affiancata da Breanna O’Mara, Scott Jennings e dai maestri scaligeri Massimo Murru e Antonino Sutera. «Ero una ballerina classica», racconta Endicott, che nel 1983 danzò alla Scala in Kontakthof, l’unica opera di Bausch allora approdata sul palcoscenico del Piermarini. «Pina mi vide a Londra nel 1973 e mi chiese di entrare nella sua compagnia. È stata una scoperta: ho dovuto liberarmi dello stile accademico per scendere verso il suolo, affrontare la richiesta di allungamenti muscolari. La sua visione di libertà mi ha conquistata, perché ho capito che cosa significa essere se stessi». E proprio in Le Sacre du printemps questa libertà si misura con una disciplina radicale, con la ricerca di un’intensità che non ammette scorciatoie. «Abbiamo dovuto provare finché tutto non era perfetto. Bisogna lavorare così, perché se non ti spingi al limite, nessuno ti crederà». Parole che restituiscono il cuore della poetica di Pina Bausch: una danza in cui il corpo non si limita a eseguire un movimento, ma lo vive, lo attraversa e lo trasforma. A cinquantun anni dalla sua creazione, Le Sacre du printemps continua a parlarci con la stessa forza primordiale, confermandosi un rito collettivo in cui fragilità e violenza, paura e desiderio, individuo e comunità si confrontano senza tregua. Un grido dei corpi che attraversa il tempo e torna a risuonare, da Roma a Milano.

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Pina Bausch, il grido dei corpi: Le Sacre du printemps a Roma e Milano
Le Sacre du printemps 2026 ©Fabrizio Sansoni-Teatro dell'Opera di Roma

Un capolavoro indiscusso, una coreografia che continua a scuotere, emozionare e interrogare il pubblico. Le Sacre du printemps di Pina Bausch, figura geniale e irripetibile del teatro danza tedesco, che ha cambiato per sempre la storia della danza europea e internazionale, torna protagonista delle stagioni autunnali di due tra i più importanti teatri italiani: il Teatro dell’Opera di Roma e il Teatro alla Scala a Milano. A Roma, i danzatori del Teatro dell’Opera, diretto da Eleonora Abbagnato, riportano in scena la creazione di Bausch dal 27 ottobre all’8 novembre, dopo averla interpretata al Caracalla Festival nel 2025, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua prima rappresentazione, avvenuta nel 1975. Lo spettacolo è parte del secondo trittico contemporaneo della stagione, Goecke/Robbins/Bausch, un omaggio all’eredità di Sergej Djagilev, l’impresario russo fondatore dei Ballets Russes, attraverso tre titoli: Afternoon of a Faun di Jerome Robbins, Petruschka di Marco Goecke e Le Sacre du printemps di Pina Bausch. La coreografia originale è ripresa da Clémentine Deluy e Jorge Puerta Armenta, insieme a Eleonora Abbagnato e Damiano Ottavio Bigi. Protagonisti del trittico sono le Étoiles, i Primi ballerini, i Solisti e il Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, accompagnati dall’Orchestra del Teatro, diretta da Andrew Litton.«Le Sacre credo sia un titolo davvero unico, per la sua forza, per l’interpretazione, per quello che si crea in sala, per le emozioni che vivi», racconta Eleonora Abbagnato. Una forza che nasce dall’energia collettiva dei danzatori, dalla tensione fisica e da quel senso di necessità che attraversa ogni gesto, trasformando la danza in un’esperienza viscerale. A Milano, il capolavoro approda al Teatro alla Scala, dove la compagnia scaligera diretta da Frédéric Olivieri lo interpreterà dal 7 al 21 novembre nell’ambito della serata contemporanea Balanchine Bausch Stravinskij, che accosta due pietre miliari della storia della danza: Apollo di George Balanchine e Le Sacre du printempsdi Pina Bausch. In attesa del debutto, il 22 ottobre è stata inaugurata, in collaborazione con la Fondazione Pina Bausch, la mostra fotografica Pina Bausch – Le Sacre du printemps, curata da Salomon Bausch, figlio della coreografa. Allestita nel Ridotto dei Palchi, sarà visitabile fino al 22 novembre, anche durante gli intervalli degli spettacoli. Diciotto pannelli raccolgono circa trenta fotografie in bianco e nero che documentano i primi vent’anni di vita di questo capolavoro, dal 1975 al 1995.«È un onore essere alla Scala», ha dichiarato Salomon Bausch. «La Fondazione ha lo scopo di trasmettere il patrimonio di Pina Bausch alle nuove generazioni». Un’eredità che continua a vivere attraverso i corpi, le immagini e la memoria di chi ha contribuito a costruire questa straordinaria avventura artistica. Le fotografie, prive di didascalie, lasciano che siano le immagini a parlare, restituendo tutta la potenza espressiva di una danza che scava nell’umano e ne porta alla luce le contraddizioni. «Ho selezionato trenta fotografie da un archivio che ne contiene quattromila: non è stato facile», racconta il curatore della mostra, Ismaël Dia. «Sono immagini che raccontano il linguaggio motorio di Pina Bausch». Passato e presente si incontrano così in un percorso attraversato dalla «gratitudine verso tutti i ballerini che hanno contribuito a plasmare questo percorso nel corso degli anni», come si legge nel colophon della mostra. «Da queste fotografie emerge un’energia profondamente umana, che mi commuove vedere trasmessa ai nostri ballerini», ha commentato Frédéric Olivieri. Gli scatti di Rolf Borzik, Ulik Weiss, Susanne Esche, Guy Delahaye e Oliver Look restituiscono un’autenticità esistenziale impressionante: corpi che si espandono nello spazio, si tendono, si abbandonano e sembrano spingersi fino al limite estremo delle proprie possibilità. È il grido silenzioso di una fisicità che diventa linguaggio, il segno di una ricerca capace di oltrepassare le convenzioni della danza accademica per raggiungere una verità più profonda. A completare il percorso espositivo, un monitor proietta una rara registrazione del 1978, realizzata dalla ZDF, con la danzatrice Kiyomi Ichida nel ruolo dell’Eletta, durante una prova del Tanztheater Wuppertal. A soli tre anni dal debutto, le immagini restituiscono la forza originaria di una creazione destinata a segnare la storia della danza contemporanea.

Le Sacre du printemps di PIna Bausch – prove in sala ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

Giovedì 29 ottobre, in occasione della nuova edizione del World Ballet Day, il canale YouTube del Teatro alla Scala trasmetterà alle ore 12 una prova di Le Sacre du printemps. A guidarla sarà Josephine Ann Endicott, direttrice artistica della ripresa coreografica per la Fondazione Pina Bausch e storica interprete del nucleo originario del Tanztheater Wuppertal, affiancata da Breanna O’Mara, Scott Jennings e dai maestri scaligeri Massimo Murru e Antonino Sutera. «Ero una ballerina classica», racconta Endicott, che nel 1983 danzò alla Scala in Kontakthof, l’unica opera di Bausch allora approdata sul palcoscenico del Piermarini. «Pina mi vide a Londra nel 1973 e mi chiese di entrare nella sua compagnia. È stata una scoperta: ho dovuto liberarmi dello stile accademico per scendere verso il suolo, affrontare la richiesta di allungamenti muscolari. La sua visione di libertà mi ha conquistata, perché ho capito che cosa significa essere se stessi». E proprio in Le Sacre du printemps questa libertà si misura con una disciplina radicale, con la ricerca di un’intensità che non ammette scorciatoie. «Abbiamo dovuto provare finché tutto non era perfetto. Bisogna lavorare così, perché se non ti spingi al limite, nessuno ti crederà». Parole che restituiscono il cuore della poetica di Pina Bausch: una danza in cui il corpo non si limita a eseguire un movimento, ma lo vive, lo attraversa e lo trasforma. A cinquantun anni dalla sua creazione, Le Sacre du printemps continua a parlarci con la stessa forza primordiale, confermandosi un rito collettivo in cui fragilità e violenza, paura e desiderio, individuo e comunità si confrontano senza tregua. Un grido dei corpi che attraversa il tempo e torna a risuonare, da Roma a Milano.

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