Un sogno danzato, un amore ricevuto: l’autobiografia di Federica Bona


Un sogno danzato, un amore ricevuto: l’autobiografia di Federica Bona
Federica Bona

“Ai miei genitori che mi hanno insegnato il significato della parola amore”: è con questa dedica intensa e colma di gratitudine che la giovane danzatrice Federica Bona inizia il suo primo libro, La bambina che amava danzareTratto da una storia vera (Scatole Parlanti, giugno 2025), un’autobiografia appassionata che ho letto tutto d’un fiato durante l’estate. Il libro racconta la storia vera dell’autrice, nata a Palermo nel 1999, dove a soli cinque anni ha iniziato a studiare danza classica presso l’“Associazione Danza Aurino e Beltrame”, guidata dalla maestra Candida Amato. Un’insegnante illuminata che ha saputo accompagnarla, con dedizione e competenza, fino all’età di 15 anni, quando Federica si trasferisce a Milano per proseguire gli studi presso la prestigiosa Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, dove si diplomerà nel 2018. Sin dall’inizio, l’approccio di Federica alla danza è spontaneo e ludico: un’attività scelta per passione, non con l’obiettivo di diventare una ballerina professionista. Questa leggerezza iniziale le ha permesso di affrontare i primi anni di formazione e le audizioni senza pressioni eccessive, godendo pienamente di ogni esperienza, lasciandosi guidare dalla vita più che da un’ambizione imposta. Nel libro emerge con forza il sentimento di gratitudine verso la famiglia: figlia unica, molto amata, ma cresciuta con la libertà di costruire il proprio percorso senza forzature.

LA BAMBINA CHE AMAVA DANZARE – Federica Bona

Un tema ricorrente anche nei racconti di altri celebri danzatori: basti pensare a Roberto Bolle, che ha sempre sottolineato il ruolo decisivo del sostegno familiare nella sua carriera, o a Nicoletta Manni, che nel suo libro La gioia di danzare (Garzanti) racconta l’importanza dell’amore dei suoi cari, soprattutto durante la difficile separazione dalla sua terra d’origine, Galatina, per trasferirsi a Milano. Storie diverse, accomunate da un elemento centrale: la danza come luce guida, come vocazione che richiede passione, sacrifici, rinunce e una maturità precoce. Federica descrive con sincerità la fatica di conciliare gli studi al liceo classico – prima a Palermo, poi a Milano – con il rigoroso percorso alla Scala. Le rinunce alle feste, alle uscite serali, il tempo sempre insufficiente, l’impegno costante: tutto viene raccontato con lucidità e profondità. Un aspetto particolarmente interessante è l’attenzione all’organizzazione del tempo, quasi un mantra per Federica. Tra una lezione e l’altra, nei camerini, in autobus o di notte, ogni momento era prezioso per studiare e portare avanti il doppio percorso. Il senso di “essere un pesce fuor d’acqua” tra i coetanei la spinge a cercare supporto tra i compagni della scuola di danza, dove nasce anche una profonda amicizia con Anita. Le due ragazze si conoscono durante le audizioni e condividono insieme il primo anno a Milano, il più difficile, alloggiando presso l’Educandato Statale “Emanuele Setti Carraro dalla Chiesa”, ex Collegio delle Fanciulle fondato nel 1808. Federica, privatista per gli esami del liceo, chiede di poter seguire alcune lezioni come uditrice: inizialmente osteggiata da una docente, riuscirà a dimostrare il suo valore diplomandosi con il massimo dei voti. Un risultato che conferma quanto il sacrificio, la determinazione e la capacità di ottimizzare ogni risorsa possano trasformare un sogno in realtà. Conclusi gli studi, Federica lavora al Teatro San Carlo di Napoli, poi entra nel Balletto Nazionale Ceco a Praga, dove tutt’oggi vive e lavora. Vegana convinta, ha aperto nel 2020 il canale YouTube The Vegan Ballerina e, nel 2022, si è laureata in Comunicazione d’impresa nel mondo digitale. Un libro che consiglio non solo a chi ama la danza, ma a tutti i giovani in cerca della propria strada. Una storia che insegna quanto sia importante credere nei propri sogni, coltivarli con pazienza, dedizione e amore. Un racconto che parla di unicità e del valore della libertà nel cammino personale, reso possibile anche dal ruolo fondamentale dei genitori. Tornano in mente le parole del poeta, sociologo ed educatore Danilo Dolci:“ ciascuno cresce solo se sognato.

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Un sogno danzato, un amore ricevuto: l’autobiografia di Federica Bona


Un sogno danzato, un amore ricevuto: l’autobiografia di Federica Bona
Federica Bona

“Ai miei genitori che mi hanno insegnato il significato della parola amore”: è con questa dedica intensa e colma di gratitudine che la giovane danzatrice Federica Bona inizia il suo primo libro, La bambina che amava danzareTratto da una storia vera (Scatole Parlanti, giugno 2025), un’autobiografia appassionata che ho letto tutto d’un fiato durante l’estate. Il libro racconta la storia vera dell’autrice, nata a Palermo nel 1999, dove a soli cinque anni ha iniziato a studiare danza classica presso l’“Associazione Danza Aurino e Beltrame”, guidata dalla maestra Candida Amato. Un’insegnante illuminata che ha saputo accompagnarla, con dedizione e competenza, fino all’età di 15 anni, quando Federica si trasferisce a Milano per proseguire gli studi presso la prestigiosa Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, dove si diplomerà nel 2018. Sin dall’inizio, l’approccio di Federica alla danza è spontaneo e ludico: un’attività scelta per passione, non con l’obiettivo di diventare una ballerina professionista. Questa leggerezza iniziale le ha permesso di affrontare i primi anni di formazione e le audizioni senza pressioni eccessive, godendo pienamente di ogni esperienza, lasciandosi guidare dalla vita più che da un’ambizione imposta. Nel libro emerge con forza il sentimento di gratitudine verso la famiglia: figlia unica, molto amata, ma cresciuta con la libertà di costruire il proprio percorso senza forzature.

LA BAMBINA CHE AMAVA DANZARE – Federica Bona

Un tema ricorrente anche nei racconti di altri celebri danzatori: basti pensare a Roberto Bolle, che ha sempre sottolineato il ruolo decisivo del sostegno familiare nella sua carriera, o a Nicoletta Manni, che nel suo libro La gioia di danzare (Garzanti) racconta l’importanza dell’amore dei suoi cari, soprattutto durante la difficile separazione dalla sua terra d’origine, Galatina, per trasferirsi a Milano. Storie diverse, accomunate da un elemento centrale: la danza come luce guida, come vocazione che richiede passione, sacrifici, rinunce e una maturità precoce. Federica descrive con sincerità la fatica di conciliare gli studi al liceo classico – prima a Palermo, poi a Milano – con il rigoroso percorso alla Scala. Le rinunce alle feste, alle uscite serali, il tempo sempre insufficiente, l’impegno costante: tutto viene raccontato con lucidità e profondità. Un aspetto particolarmente interessante è l’attenzione all’organizzazione del tempo, quasi un mantra per Federica. Tra una lezione e l’altra, nei camerini, in autobus o di notte, ogni momento era prezioso per studiare e portare avanti il doppio percorso. Il senso di “essere un pesce fuor d’acqua” tra i coetanei la spinge a cercare supporto tra i compagni della scuola di danza, dove nasce anche una profonda amicizia con Anita. Le due ragazze si conoscono durante le audizioni e condividono insieme il primo anno a Milano, il più difficile, alloggiando presso l’Educandato Statale “Emanuele Setti Carraro dalla Chiesa”, ex Collegio delle Fanciulle fondato nel 1808. Federica, privatista per gli esami del liceo, chiede di poter seguire alcune lezioni come uditrice: inizialmente osteggiata da una docente, riuscirà a dimostrare il suo valore diplomandosi con il massimo dei voti. Un risultato che conferma quanto il sacrificio, la determinazione e la capacità di ottimizzare ogni risorsa possano trasformare un sogno in realtà. Conclusi gli studi, Federica lavora al Teatro San Carlo di Napoli, poi entra nel Balletto Nazionale Ceco a Praga, dove tutt’oggi vive e lavora. Vegana convinta, ha aperto nel 2020 il canale YouTube The Vegan Ballerina e, nel 2022, si è laureata in Comunicazione d’impresa nel mondo digitale. Un libro che consiglio non solo a chi ama la danza, ma a tutti i giovani in cerca della propria strada. Una storia che insegna quanto sia importante credere nei propri sogni, coltivarli con pazienza, dedizione e amore. Un racconto che parla di unicità e del valore della libertà nel cammino personale, reso possibile anche dal ruolo fondamentale dei genitori. Tornano in mente le parole del poeta, sociologo ed educatore Danilo Dolci:“ ciascuno cresce solo se sognato.

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