Vite spezzate: la prematura morte di Liam Scarlett


Vite spezzate: la prematura morte di Liam Scarlett
Liam Scarlett

Un giovane di 35  anni che si toglie la vita, in questo caso il coreografo britannico Liam Scarlett , è sempre una tragedia che lascia sbigottiti e impotenti perché il suicido (al momento presupposto), innesca profondi sensi di colpa che possono diventare micidiali per le persone che restano e che gli hanno voluto veramente bene. Le motivazioni  di questa tragica morte non sono ponderabili ma inducono una profonda e amorevole riflessione sulla fragilità umana senza nessun giudizio moralistico ma solo autentica comprensione. “Per aver “cara la vita” bisogna navigare (non solo in rete), affrontare i pericoli e la solitudine del mare, anche quello infinito del naufragio del cuore.” Scrive lo scrittore Alessandro D’Avenia nel suo bellissimo romanzo “L’arte di essere fragili- come Leopardi può salvarti la vita”. Scarlett coreografo residente al Royal Ballet School era stato licenziato l’anno scorso con l’accusa di molestie sessuali e atti di bullismo mai comprovate e senza aver subito alcun processo giudiziario; il recente annullamento del suo balletto Frankestein da parte del Royal Danish Theatre è stato, probabilmente, per lui fatale. E’ sempre difficile trovare il giusto equilibrio tra l’osservanza del principio della presunzione di innocenza e la necessita di condannare, con fermezza, abusi di questo genere; la ragionevole e sacrosanta condanna di atti impropri e molesti, meriterebbe tuttavia un’attenta valutazione perché accuse così pesanti e impietose possono anche uccidere un’anima fragile e provata. In questi giorni il mondo della danza, sbigottito,  ricorda con molto affetto questo giovane coreografo “prodigio” che ha stupito il mondo con la sua rivisitazione di Il lago dei Cigni nel 2018 ma che non ha saputo perdonare “forse” se stesso o gli altri. Una perdita straziante per la famiglia e per tutte le persone a cui ha saputo donare il suo talento e i suoi sorrisi. Un ammonimento per tutti i giovani che hanno più che mai bisogno di attrezzarsi “Bene” per restare e navigare anche nell’oscurità di questa pur sempre “meravigliosa vita” perché, come scrive Etty Hillesum, la scrittrice olandese ebrea morta, a soli 29 anni, ad Auschwitz nel 1943,  “Tutte le volte che mi mostrai pronta ad affrontarle, le prove si cambiarono in bellezza”.

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Un giovane di 35  anni che si toglie la vita, in questo caso il coreografo britannico Liam Scarlett , è sempre una tragedia che lascia sbigottiti e impotenti perché il suicido (al momento presupposto), innesca profondi sensi di colpa che possono diventare micidiali per le persone che restano e che gli hanno voluto veramente bene. Le motivazioni  di questa tragica morte non sono ponderabili ma inducono una profonda e amorevole riflessione sulla fragilità umana senza nessun giudizio moralistico ma solo autentica comprensione. “Per aver “cara la vita” bisogna navigare (non solo in rete), affrontare i pericoli e la solitudine del mare, anche quello infinito del naufragio del cuore.” Scrive lo scrittore Alessandro D’Avenia nel suo bellissimo romanzo “L’arte di essere fragili- come Leopardi può salvarti la vita”. Scarlett coreografo residente al Royal Ballet School era stato licenziato l’anno scorso con l’accusa di molestie sessuali e atti di bullismo mai comprovate e senza aver subito alcun processo giudiziario; il recente annullamento del suo balletto Frankestein da parte del Royal Danish Theatre è stato, probabilmente, per lui fatale. E’ sempre difficile trovare il giusto equilibrio tra l’osservanza del principio della presunzione di innocenza e la necessita di condannare, con fermezza, abusi di questo genere; la ragionevole e sacrosanta condanna di atti impropri e molesti, meriterebbe tuttavia un’attenta valutazione perché accuse così pesanti e impietose possono anche uccidere un’anima fragile e provata. In questi giorni il mondo della danza, sbigottito,  ricorda con molto affetto questo giovane coreografo “prodigio” che ha stupito il mondo con la sua rivisitazione di Il lago dei Cigni nel 2018 ma che non ha saputo perdonare “forse” se stesso o gli altri. Una perdita straziante per la famiglia e per tutte le persone a cui ha saputo donare il suo talento e i suoi sorrisi. Un ammonimento per tutti i giovani che hanno più che mai bisogno di attrezzarsi “Bene” per restare e navigare anche nell’oscurità di questa pur sempre “meravigliosa vita” perché, come scrive Etty Hillesum, la scrittrice olandese ebrea morta, a soli 29 anni, ad Auschwitz nel 1943,  “Tutte le volte che mi mostrai pronta ad affrontarle, le prove si cambiarono in bellezza”.

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