Zappalà: “i giovani, intelligenti e profondi ma hanno troppa fretta”


Zappalà: “i giovani, intelligenti e profondi ma hanno troppa fretta”
"Liederduett" di Roberto Zappalà foto di Andrea Macchi

Catania è la sua città, il luogo dei contrasti ma anche della dolcezza, delle  suggestioni che lui, Roberto Zappala, da venticinque anni traduce in una danza umanista e filosofica. Dal 2002 è direttore artistico di Scenario Pubblico, Centro Nazionale di Produzione della Danza, importante e prolifera realtà per il sud Italia,riconosciuta dal Ministero dei beni Culturali oltre che residenza della sua compagnia. Qui, il 24 e 25/11 è andato in scena il suo Liederduett.  Un lavoro per quattro danzatori, che ha debuttato con successo, a luglio, al Festival Bolzano Danza, che unisce due pezzi autonomi,  ispirati al fratricidio di “Caino e Abele”: Corpo a Corpo e Come le ali su musiche di Franz Schubert e live elettronici di Pierpaolo Cimino. Tra i coreografi italiani, Zappalà è quello più spiccatamente  aperto a una riflessione biblico-religiosa, fin dal progetto “Transiti Humanitatis” (2014). <<Detto da un agnostico sembra strano, però anche chi, è lontano dalla Chiesa, può avere un’umanità spiccata e credere nella bontà dell’uomo. Ogni persona arrivata a una certa età, si pone certe domande; ho sentito il bisogno di fare delle riflessioni più profonde, di dialogare con il mondo religioso ma già dieci anni fa, nel 2009, con  A.Semu tutto devoti tutti? Spettacolo dedicato alla Festa di Sant’Agata, che si svolge a Catania. La danza  non riesce come la parola a entrare nei dettagli della discussione, tende  a dare delle suggestioni ai danzatori, al pubblico, ai critici come lei>>.

A proposito di A.Semu tutto devoti tutti, lo ripropone, dal 6 al 10 febbraio, al Teatro Stabile di Catania, in occasione proprio della solennità della patrona Sant’Agata, terza festa al mondo per importanza religiosa e di partecipazione; è cambiato qualcosa in dieci anni rispetto all’originale?

<<Le aggiungo che A.Semu tutto devoti tutti? (Premio Danza&Danza), arriverà anche a Milano, a ottobre 2019, al Festival MilanOltre, dove siamo in residenza per altri due anni. Ci saranno tutti gli stessi interpreti ma con dieci anni di maturità, lo spettacolo non cambia ma sarà interessante vedere come i danzatori, allora venticinquenni, lo danzano in modo diverso. Nel caso specifico cambierà la riflessione finale che faccio in relazione a un personaggio che era stato incriminato, ora assolto ed è giusto che lo dica tenendo conto dell’attualità. Non sono contro la festa ma sottolineeremo che alcuni aspetti continuano a non piacerci, per esempio quel fanatismo eccessivo, di tipo calcistico, così lontano dallo spirito religioso, che si traduce in certe lungaggini>>.

Del suo Corpo a Corpo (prima parte di Liederduett da poco rappresentato a Catania) mi ha colpito molto il messaggio evangelico che s’intravede: lo spettatore non coglie chi tra i due fratelli è il fratricida  (leggi recensione)

<<Vede, si è data una risposta alla prima domanda: perché ho iniziato a parlare del tema religioso? Credo nella bontà dell’uomo, non bisogna per forza essere religiosi per essere comprensivi, siamo un po’ tutti Caino e Abele, non sono credente ma nel mio profondo colgo questo aspetto evangelico. Nel caso specifico non esiste l’uccisione, in Corpo a Corpo rappresento la fase del conflitto ma alla fine i due protagonisti si purificano con il sale, uno non uccide l’altro, è uno scontro violento ma anche tenero>>.

A questo punto inizia la seconda parte di LiederduettCome le ali, giusto?

<<Corpo a Corpo e Come le ali sono due spettacoli autonomi, con colonne sonore diverse: Nick Cave a Brahams nel primo, musiche di Johannes Brahms, Pan America, Scott Walker, Sunn O)))& Boris nel secondo. In Liederduett le musiche sono di Cimino (live elettroniche) e Schubert. Sono partito da una domanda: cosa sarebbe accaduto se l’umanità non avesse vissuto il primo omicidio? La mia visione sfocia nell’immagine di due fratelli in simbiosi, all’unisono>>.

In molti suoi lavori, per esempio anche in La Nona, si coglie questo desiderio di conciliazione

<<Sì, all’inizio Sopra le ali doveva chiamarsi Simbiotico ma sembrava troppo scientifico, poco poetico; mi sono chiesto cosa c’è di simbiotico nel mondo naturale e mi sono venute subito in mente le ali di un uccello che devono essere in perfetto stato di simbiosi per poter volare>>.

Nella società attuale come si può raggiunge l’armonia?

<<Bisogna partire dalle relazioni che migliorano solo se lo stato interiore di ognuno cambia, si trasforma. Oggi tutto ciò che è legato al “mistero” è allontanato, si vuole arrivare al risultato finale, al successo, ai soldi, il più velocemente possibile, senza che il processo creativo rispetti i suoi tempi. La mia carriera, per esempio, è esplosa dopo dieci anni dal mio inizio e questo mi è servito molto. La fretta è il grande problema oggi dei giovani, dobbiamo aiutarli a fare delle riflessioni più profonde, questo è il compito della cultura>>.

Lei è direttore del più importante centro di produzione della danza del sud Italia e quindi lavora con molti giovani, dal suo osservatorio che impressione ha di questa generazione?

<<Abbiamo un gruppo di trenta ragazzi da tutto il mondo, molto intelligenti e profondi che studiano il nostro metodo MoDem, si fanno domande molto più serie di quelle che ci facevamo noi e questo è molto bello; i loro problemi, come dicevo prima, riguardano la fretta  e la poca apertura al mistero. Non tutte le cose trovano una risposta, ci sono delle immagini che creo sulla scena che non partono dalle domande , ma da una visione, non si può spiegare tutto, bisogna  lasciarsi guidare dalle suggestioni e questo vale anche per il pubblico. Noi lavoriamo con il corpo e quindi il primo messaggio che offriamo è di bellezza, ma esprimiamo anche la sua fragilità, è bene non focalizzarsi solo sulla tecnica, anche se è importante, ma su l’autenticità del movimento>>.

Ho letto che ha in progetto un lavoro sulla figura di Gesù, a che punto è?

<<E’ ancora un’idea molto embrionale, in “pectore”, farò un solo, niente di spettacolare, intimista. Con discrezione leggo il Vangelo, parlo con gli amici preti,  vengo da una famiglia molto religiosa, praticante, anche da parte di mia moglie>>.

Però la figura di Cristo l’ha già affrontata con il musical di Romeo Piparo, Jesus Christ Superstar, negli anni Novanta, cosa le è rimasto di quell’esperienza?

<< Jesus Christ Superstar era un racconto visionario di Lloyd Webber di una storia vera; la versione di Piparo era iper contemporanea, avevamo stravolto la gestualità dei ballerini del musical tradizionale con una coreografia molto minimale, io cercherò di attualizzare la figura di Gesù, di trovare un’altra chiave di lettura>>.

Nuove creazioni?

<<Debuttiamo al Teatro Regio di Torino i primi di giugno, con una serata d’Opera per le quali ho curato le coreografie: La Giara di Pirandello e La cavalleria rusticana di Gabriele Lavia>>.

Come utilizza la musica quando crea?

<<Solitamente parto dai gesti, dai movimenti e poi aggiungo la musica. Non esiste un processo creativo intelligente che porta sempre, come una formula matematica, a un risultato finale positivo. E’ importante avvicinarsi all’arte senza pregiudizi, con un occhio aperto. La ricerca va bene all’inizio ma poi si arriva all’atto performativo che è sempre pulsante finché il coreografo vive. Lavoro sulla poetica del corpo, sulle suggestioni e lascio lo spettatore viaggiare>>.

Riesce a definire la sua danza?

<<Ho un linguaggio molto carnale,  influenzato dalla città dove sono nato, il suo clima, i suoi contrasti: da una parte il vulcano, dall’altro il lieve vento africano, l’arroganza e la dolcezza della mia gente si mescolano>>.

 

(Intervista integrale a Roberto Zappalà, pubblicata parzialmente in “D La Repubblica” il  24/11/2018)

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Zappalà: “i giovani, intelligenti e profondi ma hanno troppa fretta”


Zappalà: “i giovani, intelligenti e profondi ma hanno troppa fretta”
"Liederduett" di Roberto Zappalà foto di Andrea Macchi

Catania è la sua città, il luogo dei contrasti ma anche della dolcezza, delle  suggestioni che lui, Roberto Zappala, da venticinque anni traduce in una danza umanista e filosofica. Dal 2002 è direttore artistico di Scenario Pubblico, Centro Nazionale di Produzione della Danza, importante e prolifera realtà per il sud Italia,riconosciuta dal Ministero dei beni Culturali oltre che residenza della sua compagnia. Qui, il 24 e 25/11 è andato in scena il suo Liederduett.  Un lavoro per quattro danzatori, che ha debuttato con successo, a luglio, al Festival Bolzano Danza, che unisce due pezzi autonomi,  ispirati al fratricidio di “Caino e Abele”: Corpo a Corpo e Come le ali su musiche di Franz Schubert e live elettronici di Pierpaolo Cimino. Tra i coreografi italiani, Zappalà è quello più spiccatamente  aperto a una riflessione biblico-religiosa, fin dal progetto “Transiti Humanitatis” (2014). <<Detto da un agnostico sembra strano, però anche chi, è lontano dalla Chiesa, può avere un’umanità spiccata e credere nella bontà dell’uomo. Ogni persona arrivata a una certa età, si pone certe domande; ho sentito il bisogno di fare delle riflessioni più profonde, di dialogare con il mondo religioso ma già dieci anni fa, nel 2009, con  A.Semu tutto devoti tutti? Spettacolo dedicato alla Festa di Sant’Agata, che si svolge a Catania. La danza  non riesce come la parola a entrare nei dettagli della discussione, tende  a dare delle suggestioni ai danzatori, al pubblico, ai critici come lei>>.

A proposito di A.Semu tutto devoti tutti, lo ripropone, dal 6 al 10 febbraio, al Teatro Stabile di Catania, in occasione proprio della solennità della patrona Sant’Agata, terza festa al mondo per importanza religiosa e di partecipazione; è cambiato qualcosa in dieci anni rispetto all’originale?

<<Le aggiungo che A.Semu tutto devoti tutti? (Premio Danza&Danza), arriverà anche a Milano, a ottobre 2019, al Festival MilanOltre, dove siamo in residenza per altri due anni. Ci saranno tutti gli stessi interpreti ma con dieci anni di maturità, lo spettacolo non cambia ma sarà interessante vedere come i danzatori, allora venticinquenni, lo danzano in modo diverso. Nel caso specifico cambierà la riflessione finale che faccio in relazione a un personaggio che era stato incriminato, ora assolto ed è giusto che lo dica tenendo conto dell’attualità. Non sono contro la festa ma sottolineeremo che alcuni aspetti continuano a non piacerci, per esempio quel fanatismo eccessivo, di tipo calcistico, così lontano dallo spirito religioso, che si traduce in certe lungaggini>>.

Del suo Corpo a Corpo (prima parte di Liederduett da poco rappresentato a Catania) mi ha colpito molto il messaggio evangelico che s’intravede: lo spettatore non coglie chi tra i due fratelli è il fratricida  (leggi recensione)

<<Vede, si è data una risposta alla prima domanda: perché ho iniziato a parlare del tema religioso? Credo nella bontà dell’uomo, non bisogna per forza essere religiosi per essere comprensivi, siamo un po’ tutti Caino e Abele, non sono credente ma nel mio profondo colgo questo aspetto evangelico. Nel caso specifico non esiste l’uccisione, in Corpo a Corpo rappresento la fase del conflitto ma alla fine i due protagonisti si purificano con il sale, uno non uccide l’altro, è uno scontro violento ma anche tenero>>.

A questo punto inizia la seconda parte di LiederduettCome le ali, giusto?

<<Corpo a Corpo e Come le ali sono due spettacoli autonomi, con colonne sonore diverse: Nick Cave a Brahams nel primo, musiche di Johannes Brahms, Pan America, Scott Walker, Sunn O)))& Boris nel secondo. In Liederduett le musiche sono di Cimino (live elettroniche) e Schubert. Sono partito da una domanda: cosa sarebbe accaduto se l’umanità non avesse vissuto il primo omicidio? La mia visione sfocia nell’immagine di due fratelli in simbiosi, all’unisono>>.

In molti suoi lavori, per esempio anche in La Nona, si coglie questo desiderio di conciliazione

<<Sì, all’inizio Sopra le ali doveva chiamarsi Simbiotico ma sembrava troppo scientifico, poco poetico; mi sono chiesto cosa c’è di simbiotico nel mondo naturale e mi sono venute subito in mente le ali di un uccello che devono essere in perfetto stato di simbiosi per poter volare>>.

Nella società attuale come si può raggiunge l’armonia?

<<Bisogna partire dalle relazioni che migliorano solo se lo stato interiore di ognuno cambia, si trasforma. Oggi tutto ciò che è legato al “mistero” è allontanato, si vuole arrivare al risultato finale, al successo, ai soldi, il più velocemente possibile, senza che il processo creativo rispetti i suoi tempi. La mia carriera, per esempio, è esplosa dopo dieci anni dal mio inizio e questo mi è servito molto. La fretta è il grande problema oggi dei giovani, dobbiamo aiutarli a fare delle riflessioni più profonde, questo è il compito della cultura>>.

Lei è direttore del più importante centro di produzione della danza del sud Italia e quindi lavora con molti giovani, dal suo osservatorio che impressione ha di questa generazione?

<<Abbiamo un gruppo di trenta ragazzi da tutto il mondo, molto intelligenti e profondi che studiano il nostro metodo MoDem, si fanno domande molto più serie di quelle che ci facevamo noi e questo è molto bello; i loro problemi, come dicevo prima, riguardano la fretta  e la poca apertura al mistero. Non tutte le cose trovano una risposta, ci sono delle immagini che creo sulla scena che non partono dalle domande , ma da una visione, non si può spiegare tutto, bisogna  lasciarsi guidare dalle suggestioni e questo vale anche per il pubblico. Noi lavoriamo con il corpo e quindi il primo messaggio che offriamo è di bellezza, ma esprimiamo anche la sua fragilità, è bene non focalizzarsi solo sulla tecnica, anche se è importante, ma su l’autenticità del movimento>>.

Ho letto che ha in progetto un lavoro sulla figura di Gesù, a che punto è?

<<E’ ancora un’idea molto embrionale, in “pectore”, farò un solo, niente di spettacolare, intimista. Con discrezione leggo il Vangelo, parlo con gli amici preti,  vengo da una famiglia molto religiosa, praticante, anche da parte di mia moglie>>.

Però la figura di Cristo l’ha già affrontata con il musical di Romeo Piparo, Jesus Christ Superstar, negli anni Novanta, cosa le è rimasto di quell’esperienza?

<< Jesus Christ Superstar era un racconto visionario di Lloyd Webber di una storia vera; la versione di Piparo era iper contemporanea, avevamo stravolto la gestualità dei ballerini del musical tradizionale con una coreografia molto minimale, io cercherò di attualizzare la figura di Gesù, di trovare un’altra chiave di lettura>>.

Nuove creazioni?

<<Debuttiamo al Teatro Regio di Torino i primi di giugno, con una serata d’Opera per le quali ho curato le coreografie: La Giara di Pirandello e La cavalleria rusticana di Gabriele Lavia>>.

Come utilizza la musica quando crea?

<<Solitamente parto dai gesti, dai movimenti e poi aggiungo la musica. Non esiste un processo creativo intelligente che porta sempre, come una formula matematica, a un risultato finale positivo. E’ importante avvicinarsi all’arte senza pregiudizi, con un occhio aperto. La ricerca va bene all’inizio ma poi si arriva all’atto performativo che è sempre pulsante finché il coreografo vive. Lavoro sulla poetica del corpo, sulle suggestioni e lascio lo spettatore viaggiare>>.

Riesce a definire la sua danza?

<<Ho un linguaggio molto carnale,  influenzato dalla città dove sono nato, il suo clima, i suoi contrasti: da una parte il vulcano, dall’altro il lieve vento africano, l’arroganza e la dolcezza della mia gente si mescolano>>.

 

(Intervista integrale a Roberto Zappalà, pubblicata parzialmente in “D La Repubblica” il  24/11/2018)

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *