Quando la cecità diventa visione: il progetto Braille di Virgilio Sieni a Firenze per i cento anni della stamperia


Quando la cecità diventa visione: il progetto Braille di Virgilio Sieni a Firenze per i cento anni della stamperia
Filastrocche Braille

Resistere alla separazione, abitare il tremore. Virgilio Sieni e il Centro Nazionale di Produzione della Danza Cango/Firenze celebrano, il 28 e 29 marzo, i 100 anni della Stamperia Braille della Regione Toscana, con il progetto Braille. Prima e unica stamperia braille in Italia fondata nel 1926, è oggi gestita da un’istituzione pubblica con sede all’Ex Istituto dei Ciechi Vittorio Emanuele II di Firenze. Il programma di Braille prevede lezioni sulla tattilità, spettacoli come Danza cieca e due performances, in prima assoluta, dal titolo Filastrocche Braille e Deposizioni al buio e in luce. Un percorso attraverso il corpo, nel quale la “mancanza” diviene congiunzione e scoperta dell’altro. Visioni aurorali che trasformano la diversità in un territorio fertile e poetico, rivolto alla cittadinanza e alla memoria del futuro. Un’esperienza collettiva per abitare lo spazio attraverso il tatto e la cura dell’individuo. <<Braille rivolge l’attenzione alle forme di vita come atto di resistenza -scrive Virgilio Sieni-Forme che sempre più richiedono nella nostra società uno sguardo profondo sull’accessibilità tattile, la geografia emozionale, il sussurro al posto del vocio invadente, la tenuità della luce in sostituzione dell’abbaglio accecante e arrogante>>. Il 28 marzo dopo la lezione, lungo la scalinata, la performance Discesa unisce i danzatori Jari Boldrini e Maurizio Giunti e persone non vedenti e cani guida della Scuola Nazionale Cani Guida per Ciechi in un incontro che genera una percezione rinnovata (ore 18). Attraverso il tatto e la prossimità, gli interpreti esplorano lo spazio come una città da scoprire. Ogni passaggio di questo lento cammino richiama all’urgenza dell’ascolto reciproco e all’alleanza tra corpi. La discesa crea involontariamente composizioni scultoree che si sfaldano e si ricompongono, annunciando il corpo come memoria. In questo stato “rovesciato”, la cecità diventa uno strumento profetico per abitare il mondo, dove il gesto quotidiano si fa danza e la diversità diventa risorsa coreografica. A seguire nella sala teatro va in scena la prima assoluta di Filastrocche braille (ore 18.30 e 19.30), la performance ideata da Virgilio Sieni con la collaborazione coreografica di Vanessa Mattei Scarpaccini e Andrea Palumbo con la quale debutta la Compagnia Damasco Corner composta da due danzatori vedenti e due non vedenti: Vanessa Mattei Scarpaccini, Andrea Palumbo, Brian Israel Preciado Quinonez, Irene Ulivi. Attraverso gesti ripetuti e slittamenti emozionali, i performer si tramandano epifanie motorie su un pavimento che diviene suolo terrestre e messaggio tattile. L’oralità del gesto risuona con la scrittura tracciata a terra, aprendo nuovi spazi di prossimità e ritualità condivise che nascono da piccoli “ostacoli” ed enigmi motori.

Deposizioni in luce e al buio

La coreografia chiama in causa il corpo politico come luogo di una pluralità condivisa: oltre l’impatto visivo, la danza reinventa il quotidiano in una prospettiva sfaccettata. È un’esperienza intima e dialogica, una pratica coreografica da respirare insieme per abitare la realtà con rinnovata sensibilità. Il programma della seconda giornata, domenica 29 marzo, prevede dopo la Lezione sulla tattilità #2 (ore 16) la prima assoluta di Deposizioni al buio e in luce (ore 17). La performance di Sieni nasce dallo studio di una possibile mappa poetica, dove il corpo del danzatore non vedente Giuseppe Comuniello, con il quale Sieni collabora da lungo tempo, incontra le cesure e la materia per scorgere le vie del tatto come fattore sociale nella costruzione e l’ideazione di spazi accessibili. In uno spazio laboratorio adornato da attrezzi a misura degli arti e delle pieghe del corpo, necessari al compimento delle figure da raggiungere, Comuniello evoca, per 25 volte, nelle figure emergenti della Deposizione, i maestri del manierismo, Pontormo e Rosso Fiorentino, includendo necessariamente l’ultimo Michelangelo, dove la maniera diviene un ciclone dialogico con lo stile. Sulla scalinata si tiene l’incontro con Fabio Fornasari (ore 17.30) intitolato Esperienza del corpo per attraversare il suo lavoro in cui il corpo è uno strumento integrale di conoscenza che tocca, attende e immagina. Un momento di condivisione tattile dove vedenti e non vedenti si riconoscono oltre lo sguardo. Infine, nella sala teatro il pubblico può assistere a Danza cieca, un duetto di Virgilio Sieni a cui ho già dedicato un mio intervento (clicca qui) per Di Buon Mattino (tv2000),  interpretato insieme a Giuseppe Comuniello  (ore 18.30).

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Quando la cecità diventa visione: il progetto Braille di Virgilio Sieni a Firenze per i cento anni della stamperia


Quando la cecità diventa visione: il progetto Braille di Virgilio Sieni a Firenze per i cento anni della stamperia
Filastrocche Braille

Resistere alla separazione, abitare il tremore. Virgilio Sieni e il Centro Nazionale di Produzione della Danza Cango/Firenze celebrano, il 28 e 29 marzo, i 100 anni della Stamperia Braille della Regione Toscana, con il progetto Braille. Prima e unica stamperia braille in Italia fondata nel 1926, è oggi gestita da un’istituzione pubblica con sede all’Ex Istituto dei Ciechi Vittorio Emanuele II di Firenze. Il programma di Braille prevede lezioni sulla tattilità, spettacoli come Danza cieca e due performances, in prima assoluta, dal titolo Filastrocche Braille e Deposizioni al buio e in luce. Un percorso attraverso il corpo, nel quale la “mancanza” diviene congiunzione e scoperta dell’altro. Visioni aurorali che trasformano la diversità in un territorio fertile e poetico, rivolto alla cittadinanza e alla memoria del futuro. Un’esperienza collettiva per abitare lo spazio attraverso il tatto e la cura dell’individuo. <<Braille rivolge l’attenzione alle forme di vita come atto di resistenza -scrive Virgilio Sieni-Forme che sempre più richiedono nella nostra società uno sguardo profondo sull’accessibilità tattile, la geografia emozionale, il sussurro al posto del vocio invadente, la tenuità della luce in sostituzione dell’abbaglio accecante e arrogante>>. Il 28 marzo dopo la lezione, lungo la scalinata, la performance Discesa unisce i danzatori Jari Boldrini e Maurizio Giunti e persone non vedenti e cani guida della Scuola Nazionale Cani Guida per Ciechi in un incontro che genera una percezione rinnovata (ore 18). Attraverso il tatto e la prossimità, gli interpreti esplorano lo spazio come una città da scoprire. Ogni passaggio di questo lento cammino richiama all’urgenza dell’ascolto reciproco e all’alleanza tra corpi. La discesa crea involontariamente composizioni scultoree che si sfaldano e si ricompongono, annunciando il corpo come memoria. In questo stato “rovesciato”, la cecità diventa uno strumento profetico per abitare il mondo, dove il gesto quotidiano si fa danza e la diversità diventa risorsa coreografica. A seguire nella sala teatro va in scena la prima assoluta di Filastrocche braille (ore 18.30 e 19.30), la performance ideata da Virgilio Sieni con la collaborazione coreografica di Vanessa Mattei Scarpaccini e Andrea Palumbo con la quale debutta la Compagnia Damasco Corner composta da due danzatori vedenti e due non vedenti: Vanessa Mattei Scarpaccini, Andrea Palumbo, Brian Israel Preciado Quinonez, Irene Ulivi. Attraverso gesti ripetuti e slittamenti emozionali, i performer si tramandano epifanie motorie su un pavimento che diviene suolo terrestre e messaggio tattile. L’oralità del gesto risuona con la scrittura tracciata a terra, aprendo nuovi spazi di prossimità e ritualità condivise che nascono da piccoli “ostacoli” ed enigmi motori.

Deposizioni in luce e al buio

La coreografia chiama in causa il corpo politico come luogo di una pluralità condivisa: oltre l’impatto visivo, la danza reinventa il quotidiano in una prospettiva sfaccettata. È un’esperienza intima e dialogica, una pratica coreografica da respirare insieme per abitare la realtà con rinnovata sensibilità. Il programma della seconda giornata, domenica 29 marzo, prevede dopo la Lezione sulla tattilità #2 (ore 16) la prima assoluta di Deposizioni al buio e in luce (ore 17). La performance di Sieni nasce dallo studio di una possibile mappa poetica, dove il corpo del danzatore non vedente Giuseppe Comuniello, con il quale Sieni collabora da lungo tempo, incontra le cesure e la materia per scorgere le vie del tatto come fattore sociale nella costruzione e l’ideazione di spazi accessibili. In uno spazio laboratorio adornato da attrezzi a misura degli arti e delle pieghe del corpo, necessari al compimento delle figure da raggiungere, Comuniello evoca, per 25 volte, nelle figure emergenti della Deposizione, i maestri del manierismo, Pontormo e Rosso Fiorentino, includendo necessariamente l’ultimo Michelangelo, dove la maniera diviene un ciclone dialogico con lo stile. Sulla scalinata si tiene l’incontro con Fabio Fornasari (ore 17.30) intitolato Esperienza del corpo per attraversare il suo lavoro in cui il corpo è uno strumento integrale di conoscenza che tocca, attende e immagina. Un momento di condivisione tattile dove vedenti e non vedenti si riconoscono oltre lo sguardo. Infine, nella sala teatro il pubblico può assistere a Danza cieca, un duetto di Virgilio Sieni a cui ho già dedicato un mio intervento (clicca qui) per Di Buon Mattino (tv2000),  interpretato insieme a Giuseppe Comuniello  (ore 18.30).

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